Lettera-appello all’assessore Rosolen. “Incentivi alle pensioni di reversibilità in FVG”, la richiesta del sindacato CISAL Donne vulnerabili e disparità di genere: serve un sussidio mirato

Un sos lanciato per accendere i riflettori sulle condizioni critiche vissute da chi percepisce in Friuli Venezia Giulia la pensione di reversibilità. A mettere nero su bianco l’appello è il sindacato CISAL che ha inviato una lettera all’assessore regionale Alessia Rosolen con l’obiettivo di ottenere lo stanziamento di un sussidio mirato.
Sul territorio regionale si contano circa 100 mila titolari di cui una netta maggioranza è composta da donne vedove. L’importo medio annuo è di circa 11 mila euro lordi: dai calcoli effettuati da Caf e Patronato del sindacato però si stima che ben oltre 40 mila beneficiari percepiscono un assegno annualmente nettamente inferiore al limite indicato. Tradotto in cifre, questo significa che un alto numero di pensionate (soprattutto) e pensionati sono costretti a dover gestire la propria vita, e l’incrementato costo della vita, con un reddito netto attorno ai 700 euro al mese.
Si tratta di una vera e propria emergenza sociale – sottolinea nella missiva il segretario regionale Claudio Palmisciano – resa ancora più grave dalla vulnerabilità delle donne vedove e anziane e dalla disparità di genere: “La reversibilità, infatti, – spiega – è un fattore che amplifica il divario pensionistico di genere, lasciando le donne con assegni che rappresentano solo una frazione dell’assegno originario del coniuge”.
Alla luce di un reddito che non risulta congruo per un tenore di vita dignitoso, la CISAL domanda alla Regione uno stanziamento finalizzato ad erogare un incentivo sull’esempio di quanto già adottato per le pensioni minime. La soluzione potrebbe essere un “assegno integrativo regionale per i superstiti fragili” tramite un contributo una tantum o periodico, esente Irpef, rivolto ai titolari di pensione di reversibilità con un reddito complessivo annuo inferiore a 11 mila euro e un Isee al di sotto della soglia di vulnerabilità (15 mila euro).













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