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Home›FRIULI›Udine scopre “Impressionismo e modernità. Capolavori dal Kunst Museum Winterthur”

Udine scopre “Impressionismo e modernità. Capolavori dal Kunst Museum Winterthur”

By Maira Trevisan
30 Gennaio 2026
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Ha inaugurato ufficialmente questa sera a Casa Cavazzini – Museo d’Arte Moderna e Contemporanea di Udine la mostra “Impressionismo e modernità. Capolavori dal Kunst Museum Winterthur”, che aprirà ufficialmente al pubblico da domani 30 gennaio e sarà visitabile fino al 30 agosto. Il vernissage ha segnato l’avvio di un progetto espositivo di respiro internazionale, capace di collocare Udine al centro di un importante dialogo culturale europeo.

Questo quanto sottolineato anche dal Vicesindaco Alessandro Venanzi: “Qui vedo rappresentata l’intera comunità udinese, friulana e regionale: una sintesi – ha detto il vicesindaco –  efficace del percorso fatto per portare questa esposizione oggi in Casa Cavazzini. Udine ospita una grande mostra di rilievo europeo europea, grazie a un lavoro di squadra fondato su sinergie vere, a partire dalla collaborazione con la Regione Friuli-Venezia Giulia e con PromoTurismoFVG, che ringrazio.

Poniamo oggi più che mai la cultura al centro della narrazione e dell’identità del nostro territorio. Quando la cultura viene messa al centro attraverso un lavoro corale, esce dalla nicchia e diventa strumento di racconto e valorizzazione delle nostre specificità, delle meraviglie e delle unicità che il Friuli Venezia Giulia sa offrire. I risultati sono concreti: Udine non è più città di passaggio, ma città di destinazione turistica. Da due anni registriamo una crescita turistica a doppia cifra. Un risultato tutt’altro che scontato, che genera benessere sociale, economico, turistico e culturale”.

A portare i saluti istituzionali anche l’assessore alla cultura Federico Pirone: “Questa mostra nasce con l’intensità di un progetto originale, che oggi presentiamo nella sua interezza. Casa Cavazzini e il Kunst hanno saputo intrecciare un dialogo fitto e profondo, diventando parte di uno stesso cammino culturale. Un percorso sostenuto dalla Regione Friuli-Venezia Giulia, da PromoTurismoFVG e da MondoMostre, che mette a frutto una grande esperienza nell’organizzazione di esposizioni di questo livello.

Il pubblico ha oggi l’opportunità di ammirare alcune delle avanguardie più significative della seconda metà dell’Ottocento e dei primi del Novecento: Van Gogh, simbolo stesso della mostra, ne è l’esempio più evidente. Non si tratta di un progetto calato dall’alto, ma di un’iniziativa co-costruita con la città, con Casa Cavazzini come crocevia culturale: un luogo capace di stare pienamente dentro l’Europa degli scambi, del confronto e del dialogo.

Un progetto solido, dal punto di vista scientifico e culturale, che rafforza il ruolo di Udine nel panorama internazionale”.

Circa 200 le perosne che hanno partecipato all’anteprima su invito organizzata a Casa Cavazzini. Tra gli ospiti presenti tante le autorità e le figure del mondo politico, economico e istituzionale, tra i quali alcuni rappresentanti del consiglio comunale, della politica regionale e le categorie economiche. Tra gli invitati anche Matteo Da Ros, giocatore dell’APU Udine e appassionato d’arte.

Intervenuto in seguito anche Simone Todorow di San Giorgio, amministratore delegato di Mondemostre, ente promotore dell’esposizione in Casa Cavazzini: “Dovete andare fieri di una manifestazione culturale come questa”, ha detto. “In contesti come la Svizzera, il lavoro sistemico e l’iniziativa di grandi imprenditori privati ha permesso di costruire alcune delle collezioni più importanti al mondo: qui ritroviamo la stessa visione, basata sulla collaborazione tra enti, istituzioni e Comuni.

Questo progetto rappresenta un punto di riferimento nel panorama nazionale, per qualità, visione e capacità di incidere anche sulla qualità della vita e sulla realtà imprenditoriale del territorio. Questa di Casa Cavazzini è una mostra straordinaria, di livello altissimo, frutto di grande dedizione e di importanti investimenti umani ed economici. Le opere esposte sono patrimonio dell’umanità, per noi è un onore portarle a Udine e farle conoscere significa nutrire l’animo e la mente, offrendo al pubblico un’esperienza culturale autentica e profonda. Il fatto che una mostra di questo livello sia arrivata a Udine testimonia l’altissimo livello dell’infrastruttura culturale della città di Udine e le sue prospettive future”.

Casa Cavazzini si conferma quindi sede museale di riferimento per l’arte moderna e contemporanea e luogo capace di accogliere progetti di altissimo livello, rendendoli accessibili alla città e al territorio.

Nel corso degli interventi istituzionali è stato evidenziato come la mostra rappresenti non solo un’occasione espositiva di grande qualità, ma anche un’opportunità di apertura e di attrazione culturale, rafforzando il ruolo di Udine all’interno dei circuiti artistici internazionali.

È quindi intervenuto Konrad Bitterli, direttore del Kunst Museum Winterthur, che ha illustrato la storia e l’identità della collezione, nata grazie alla lungimiranza dei collezionisti di Winterthur e a una solida tradizione filantropica. Una collezione che, fin dalle sue origini, ha saputo riconoscere e sostenere l’arte moderna, contribuendo a costruire un patrimonio oggi considerato di assoluto rilievo a livello europeo: “È una serata di grande gioia, per me e per il museo: vedere così tante persone riunite attorno alla nostra arte è motivo di profonda soddisfazione. La collezione che vedete qui è speciale: vi assicuro che Van Gogh non esce spesso dalle nostre sale. Grazie a collezioni di fama internazionale, Winterthur è diventata una capitale nascosta dell’arte in Svizzera, una città cresciuta come polo industriale e poi come città dei musei. Tutto questo è stato possibile grazie alla lungimiranza dei collezionisti di Winterthur e a una solida tradizione filantropica. La collaborazione con Udine rappresenta per noi un’occasione straordinaria: ringrazio la città e i suoi musei per aver reso accessibili al pubblico tesori dell’arte moderna. Ho scoperto l’arte di Udine e ne sono rimasto senza fiato. L’arte della modernità nasceva da un’utopia che forse è fallita, ma l’arte è rimasta: mi auguro che questa mostra crei nuovi legami e incontri il favore del pubblico italiano. L’arte moderna nasceva dall’ambizione di influenzare l’intero contesto sociale, di essere un’arte per il mondo dell’uomo nuovo. C’era l’idea di una società nuova, fondata su valori universali. Questa visione globale, che prescindeva dagli Stati e si rivolgeva al mondo intero, è crollata con la Seconda guerra mondiale. Eppure l’arte è rimasta, e nelle opere più alte — come quelle di Mondrian, con il dialogo tra orizzontalità e verticalità — continua a offrirci una bussola per leggere il presente”.

La parola è poi passata a Vania Gransinigh, cocuratrice della mostra insieme a David Schmidhauser, che ha accompagnato il pubblico dentro il progetto espositivo, spiegandone il filo conduttore e la struttura scientifica: “Questa mostra rappresenta un progetto strategico per Casa Cavazzini e un’occasione unica anche per valorizzare le nostre collezioni, grazie a una stretta collaborazione con il Kunst museum di Winterthur. Accostare una collezione di 84 capolavori che permettono un viaggio lungo la linea modernista tra Ottocento e Novecento a una realtà come Casa Cavazzini, che ha una storia a tratti contemporanea ma diversa, può sembrare una sfida. In realtà è proprio in questo confronto tra contesti e risultati profondamente differenti che risiede il valore del progetto. Anche il museo d’arte moderna e contemporanea di Udine nasce alla fine dell’Ottocento, grazie ad Antonio Marangoni, mecenate e figura fondativa. Ma il nucleo generativo della collezione italiana si colloca alla fine del processo di unificazione del Paese, in un momento in cui i musei avevano il compito di costruire un senso di appartenenza nazionale che ancora mancava. Non si cercavano l’avanguardia e la modernità rappresentate dai capolavori visitabili a Udine, ma una tradizione rassicurante, capace di fare da collante tra popolazioni diverse e visioni politiche differenti, unite da un futuro comune. Oggi possiamo finalmente riallacciare i contatti con un panorama internazionale che guarda anche all’Austria e alla Slovenia: un dialogo che vale la pena valorizzare. Questa mostra è un ponte verso qualcosa di diverso dalla nostra essenza, ma proprio per questo ci permette di guardarci meglio e di comprenderci più a fondo”.

Il pubblico dopo i saluti iniziali è stato quindi accompagnato tra le sale allestite al secondo piano di Casa Cavazzini. Le sale dipinte a colori vivaci fanno da sfondo ad un percorso che ha lasciato a bocca aperta i tanti visitatori. L’esposizione infatti si sviluppa seguendo un percorso cronologico e con un allestimento rigoroso ed efficace: si apre con la luce e la vitalità dell’Impressionismo.

Le opere di Claude Monet, Pierre-Auguste Renoir, Camille Pissarro e Alfred Sisley raccontano una nuova attenzione alla natura e alla vita quotidiana, mentre il Ritratto di Joseph Roulin di Vincent Van Gogh, immagine simbolo dell’esposizione, segna il passaggio verso una pittura più intensa e introspettiva.
Il cammino prosegue con il Post-Impressionismo e il Cubismo, dove artisti come Pablo Picasso e Georges Braque ridefiniscono spazio e percezione, per poi aprirsi alle dimensioni interiori del Surrealismo con René Magritte, Max Ernst e Alberto Giacometti.
Il percorso si conclude con l’astrazione geometrica e organica di Piet Mondrian, Paul Klee, Wassily Kandinsky, Sophie Taeuber-Arp e Hans Arp, dove linea, colore e superficie si liberano dalla rappresentazione.
84 capolavori che dialogano con la storia e l’identità del museo udinese, creando un ponte tra modernismo europeo e tradizione italiana. Un confronto che, proprio nella differenza, diventa occasione per rileggere il passato e riaprire lo sguardo a un panorama culturale internazionale.

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