PREZZI: COLDIRETTI FVG, 2MILA AGRICOLTORI A UDINE PER COSTI ALLE STELLE CON FERTILIZZANTI FINO A +85%, SERVONO MISURE URGENTI UE

L’esplosione dei costi di produzione provocata dalle tensioni internazionali e dall’impennata dei prezzi energetici sta mettendo a rischio la competitività delle imprese agricole italiane e la tenuta delle produzioni agroalimentari di qualità. È quanto afferma Coldiretti Fvg in occasione dell’incontro a Udine Esposizioni che ha riunito a Udine 2mila soci agricoltori provenienti da tutta la regione, nell’ambito della mobilitazione permanente che negli ultimi mesi ha coinvolto oltre 100mila soci agricoltori in tutta Italia alla presenza del Segretario Generale Vincenzo Gesmundo e del Presidente Ettore Prandini.
A pesare sono soprattutto i fertilizzanti, che registrano aumenti che sono arrivati fino al +85% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno (in continua oscillazione), insieme ai rincari dell’energia e dei trasporti, che ricadano pesantemente sull’attività delle aziende. Un’escalation che rischia di compromettere le coltivazioni, gli investimenti e la capacità produttiva delle aziende agricole proprio mentre i prezzi riconosciuti agli agricoltori continuano a non coprire adeguatamente i maggiori costi sostenuti. Un’impennata di costi, quella derivante dal conflitto in Medio Oriente, che oggi pesa sull’economia delle aziende circa 250 euro in più ad ettaro, facendo sì che siano ancora una volta le imprese agricole a pagare il conto delle tensioni geopolitiche e di scelte europee che hanno reso il continente dipendente dall’estero per input strategici come i fertilizzanti.
Una situazione che conferma la necessità di sospendere il meccanismo Cbam sui fertilizzanti, valorizzare i concimi naturali come il digestato e mettere in campo misure straordinarie a livello europeo per sostenere il settore primario.
L’allarme riguarda anche alcune delle più importanti eccellenze agroalimentari del Fvg, dal Prosciutto di San Daniele al Montasio, simboli di un territorio che fonda la propria forza economica e occupazionale sulla qualità e sull’identità delle produzioni.
Proprio sul tema dell’identità produttiva, Coldiretti Fvg torna a denunciare il paradosso dell’attuale normativa doganale europea sull’ultima trasformazione sostanziale, che consente di attribuire l’origine di un prodotto al Paese in cui avviene l’ultima trasformazione sostanziale. Un meccanismo che favorisce operazioni che nulla hanno a che vedere con il vero Made in Italy. È il caso emblematico dei prosciutti ottenuti da cosce di suino allevato e macellato all’estero che, una volta arrivati in Italia, attraverso una semplice fase di salatura e stagionatura acquisiscono un nuovo codice doganale e possono essere commercializzati come italiani sui mercati internazionali, pur non essendo nati da materia prima nazionale.
Una situazione che genera concorrenza sleale nei confronti degli allevatori e dei produttori italiani, inganna i consumatori e sottrae valore alle filiere autenticamente nazionali. Per questo Coldiretti Fvg rilancia con forza la battaglia per l’introduzione dell’obbligo di indicazione dell’origine su tutti gli alimenti commercializzati nell’Unione Europea. Una misura indispensabile per garantire trasparenza ai cittadini, tutelare la salute pubblica, consentire scelte di acquisto consapevoli e difendere il reddito delle imprese agricole. Una battaglia che ha portato a raccogliere oltre un milione di firme consegnate qualche settimana fa al Commissario Europeo alla salute e che rappresenta oggi una delle principali priorità per il futuro dell’agricoltura europea.
Gli agricoltori chiedono all’Europa di abbandonare approcci ideologici e di tornare a investire sulla produzione agricola, sulla sovranità alimentare e sulla trasparenza delle filiere, riconoscendo il ruolo strategico del settore primario in un contesto internazionale sempre più instabile.
In questo scenario, a pagare il prezzo più alto sono sia gli agricoltori, schiacciati dall’aumento dei costi, sia i cittadini che vedono crescere i prezzi sugli scaffali senza che tali aumenti si traducano in un adeguato riconoscimento economico per chi produce. Una distorsione che continua ad alimentare squilibri lungo la filiera e che richiede interventi immediati per garantire una più equa distribuzione del valore.
Fondamentale in questo contesto il risultato ottenuto dalla mobilitazione Coldiretti che ha consentito il recupero di 10 miliardi di euro della PAC, risorse che tornano a disposizione delle imprese che operano per difendere la produzione di cibo, la sovranità alimentare, l’innovazione, il rispetto dell’ambiente. Una partita che per il Fvg vale 140 milioni di euro.
«La tutela del Made in Italy – sottolinea il presidente regionale di Coldiretti Fvg Martin Figelj – non è solo una bandiera da sventolare, ma una questione concreta di equità per gli agricoltori, trasparenza per i consumatori e sicurezza per l’intero sistema agroalimentare. Su questa linea Coldiretti Fvg ha inviato due lettere, ai vertici della Regione e ai sindaci del Fvg, per chiedere di sostenere una revisione della disciplina sull’origine doganale dei prodotti agricoli e alimentari e di intraprendere le conseguenti azioni politiche nelle opportune sedi istituzionali. L’obiettivo è chiaro: rendere più trasparente l’etichettatura e impedire pratiche che permettono di spacciare per italiane materie prime o prodotti lavorati all’estero».
Per Coldiretti Fvg, prosegue Figelj, l’applicazione del criterio doganale rischia di penalizzare gli agricoltori e le filiere italiane, perché non riconosce la rilevanza delle materie prime impiegate. Per questo le lettere inviate propongono di escludere i prodotti agroalimentari dall’ambito del codice doganale e di adottare come unico criterio di individuazione dell’origine il luogo di provenienza della materia prima. In altre parole, ciò che conta è dove il prodotto nasce, non dove subisce un’ultima lavorazione minimale.













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