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GIORNO DELLA MEMORIA: “TEMPI BUI PER L’OCCIDENTE, UDINE NON SI GIRA DALL’ALTRA PARTE”

By Maira Trevisan
28 Gennaio 2026
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Nella giornata dedicata al Giorno della Memoria si sono svolte in città diverse cerimonie commemorative, promosse dall’Amministrazione comunale in collaborazione con le associazioni del territorio, con l’obiettivo di ricordare le vittime della Shoah e di tutte le persecuzioni, nonché di rinnovare l’impegno collettivo nella difesa dei valori di libertà, dignità e democrazia. Presenti, oltre all’amministrazione comunale e i rappresentanti di ANPI, APO, ANED, dell’Istituto Friulano Movimento di Liberazione e Associazione Italia-Israele, anche tutte le autorità civili e militari.

 

La mattinata si aperta alle ore 9 al Cimitero urbano monumentale, con la deposizione di una corona in memoria degli Internati Militari Italiani, a cura di APO e ANED, alla presenza del vice Sindaco Alessandro Venanzi e di varie istituzioni civili, oltre che studenti dell’”Istituto Stringher”, per rendere omaggio a quanti subirono la deportazione e la prigionia dopo l’8 settembre 1943.

 

Il vice Sindaco Venanzi è poi intervenuto in Prefettura alla consegna delle medaglie d’onore concesse dal Comitato presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri alla memoria dei cittadini italiani, militari e civili, che sono stati deportati ed internati nei lager nazisti e destinati al lavoro coatto per l’economia di guerra.

 

Alle ore 12 si è tenuta la consueta commemorazione ufficiale presso il Parco della Rimembranza, con la deposizione di una corona al monumento per i caduti nei campi di sterminio nazisti, sotto l’arco Ettore Gilberti, alla presenza del Prefetto Domenico Lione, del questore Pasquale Antonio Di Lorenzo, di rappresentanti politici del territorio, delle associazioni d’Arma e di varie classi delle scuole superiori, in particolare del Liceo Artistico “Sello”, dell’ISIS “Deganutti” e dell’ISIS “Stringher”.

 

Il momento collettivo di raccoglimento e testimonianza, promosso da ANED, si è aperto con il discorso ufficiale Marco Balestra, presidente di ANED. Il vice sindaco di Udine Alessandro Venanzi è intervenuto dopo di lui ricordando il valore della libertà e la necessità di non ignorare i gravi fatti registrati negli ultimi tempi, con particolare riferimento alle soppressioni del dissenso e all’uso della forza in maniera indiscriminata:

“La Giornata della Memoria è prima di tutto una responsabilità civile”, ha detto il vicesindaco. “Ricordare la Shoah significa impedire che lo sterminio di oltre sei milioni di persone venga relegato a un capitolo lontano della storia. È stato il punto più basso toccato dall’Occidente, un baratro in cui non dobbiamo più cadere. La memoria della Shoah non riguarda solo gli ebrei, che ne furono le prime vittime, ma è un richiamo universale contro ogni genocidio, contro ogni forma di violenza, discriminazione e oppressione. La guerra, la violenza, la discriminazione e l’oppressione sono uguali, oggi come ieri, e noi abbiamo il dovere di ripudiarli, non fare finta che non esistano. Dobbiamo onorare coloro che decisero di non girarsi dall’altra parte. Una scelta che costò la vita a molti italiani, a molti friulani, a molti udinesi. Oggi – ha proseguito – sarebbe un errore pensare che le condizioni che resero possibile quell’orrore siano del tutto scomparse. Viviamo una fase in cui la democrazia è fragile, in cui il dissenso torna a essere represso e la differenza viene vista come una minaccia. Lo dimostrano i fatti internazionali e gli omicidi di cittadini americani per mano dell’ICE in Minnesota, dove proprio ieri è stato minacciato un operatore Rai nostro corregionale. Tutto questo è inaccettabile. Non possiamo girarci dall’altra parte. L’Italia, memore del proprio passato, ha il dovere di far sentire la propria voce per difendere la libertà di tutti gli oppressi e non girarsi dall’altra parte. Oggi, nel giorno della Memoria – ha concluso Venanzi – Udine, medaglia d’oro al valore militare per la guerra di Liberazione, non si gira dall’altra parte”.

 

In precedenza, in via Pracchiuso 83, si è tenuto il momento commemorativo presso la targa dedicata a Teresio Olivelli, Medaglia d’Oro al Valore Militare, figura emblematica della Resistenza civile e cristiana, con una cerimonia curata da APO. Alpino, reduce di Russia, credente e cattolico praticante, dopo il ’43 rifiutò di collaborare con i nazifascisti, passò per Udine durante la sua fuga (ospite della famiglia Ariis) e divenne partigiano. Catturato, fu relegato in due lager diversi, Flossenbürg e Hersbruck. Prima di morire nel ’45 si distinse per l’aiuto e il sostegno che seppe dare ai suoi compagni di sventura. Per questo è venerato come Beato dalla Chiesa Cattolica.

 

L’Assessore alla Cultura Federico Pirone è intervenuto sottolineando il valore del suo esempio “Cresciuto durante il fascismo, Olivelli è figlio di un tempo in cui il regime seppe esercitare un fascino profondo tra consenso, assenza di contrasti e troppe complicità”, ha raccontato Pirone di fronte al luogo dove si rifugiò, in fuga dal nazifascismo. “Teresio Olivelli seppe scegliere l’autonomia di giudizio e la libertà di coscienza. Lo fece quando fu mandato da Mussolini al fronte in Russia, lo fece quando venne deportato, lo fece fino all’estremo sacrificio, morendo per difendere un compagno di prigionia. La sua esperienza è quella di tanti uomini e donne cattolici che decisero di opporsi al fascismo, restituendoci il senso profondo del sacrificio e dell’autonomia di pensiero, anche dopo l’8 settembre, quando scegliere diventò ancora più difficile. Viviamo un tempo complesso e doloroso, in cui chi pensa in modo diverso è indispensabile affinché il mondo non prenda una deriva pericolosa. Il fascismo ottenne consensi facili ed entusiasti: basti ricordare il 18 settembre 1938 a Trieste, la folla festante davanti all’annuncio delle leggi razziali. Quelle scelte ci resero responsabili di crimini contro l’umanità, e fecero vittime anche in coloro che avevano creduto e aderito. La libertà di coscienza di chi come Teresio Olivelli, ha il coraggio di non rimanere indifferente è sempre più necessaria, di fronte a uno dei momenti più difficili della nostra epoca”.

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