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VERSO PORDENONE 2027: PRESENTAZIONE DEL PROGETTO PLURIENNALE “LA CULTURA CHE CURA” INSERITO NEL DOSSIER DI CANDIDATURA “PORDENONE 2027. CITTÀ CHE SORPRENDE”

By Maira Trevisan
13 Aprile 2026
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La visione di Pordenone Capitale italiana della Cultura 2027 si fonda, fin dalla candidatura, sul principio che l’arte e la cultura non sono un settore isolato, ma una leva trasversale di sviluppo e coesione. Il dossier Pordenone 2027. Città che sorprende declina questa visione in oltre 50 progetti che attraversano ambiti molto diversi — dalla formazione alla rigenerazione urbana, dal turismo al welfare — tutti accomunati dall’idea che investire sulla cultura significhi investire sulla qualità della vita dell’intera comunità.

È in questa cornice che si inserisce “La Cultura che Cura”, un progetto pluriennale (avviato nel 2025, con diverse attività previste sia nel 2026 che nel 2027) che esplora uno degli orizzonti più delicati di questa visione: il legame tra cultura e salute, tra arte e benessere della persona. Un progetto che propone un modo diverso di pensare alla cura — non solo come trattamento della malattia, ma come attenzione alla persona nella sua interezza — e che, dopo i primi passi mossi nel 2025, si svilupperà nei prossimi mesi attraverso un programma ricco di attività, eventi e collaborazioni.

“L’Amministrazione comunale – ha commentato l’Assessore alla Cultura Alberto Parigi – ha scelto di puntare su questo progetto perché rappresenta pienamente il senso di Capitale italiana della Cultura: un’iniziativa innovativa, concreta e pluriennale, capace di mettere in rete istituzioni, operatori e comunità, con l’obiettivo di lasciare un’eredità duratura. ‘La Cultura che Cura’ dimostra come la cultura non sia solo un insieme di eventi, ma un processo in grado di incidere profondamente sulla qualità della vita. Il progetto coinvolge pazienti, famiglie, operatori sanitari, studenti e cittadini, attivando pratiche come la prescrizione sociale, l’arte terapia e la presenza della cultura nei luoghi di cura. Al centro c’è la persona, non solo come paziente ma come individuo con bisogni relazionali ed emotivi: in questo senso, la cultura diventa parte integrante del benessere. Un progetto che accresce il livello di civiltà del territorio e che ha contribuito in modo determinante al riconoscimento di Capitale della Cultura, grazie anche a una straordinaria partecipazione dal basso”.

“Questo progetto innovativo – ha dichiarato l’Assessora alle Politiche Sociali Guglielmina Cucci – conferma un percorso già avviato dai servizi sociali verso la costruzione di un welfare culturale e comunitario, capace di generare valore e benessere per l’intera comunità. La collaborazione con il sistema sociosanitario rappresenta un importante cambio di paradigma: si passa da un modello assistenziale a un approccio che mette al centro la persona, valorizzandone l’unicità e promuovendo un’integrazione sempre più forte tra politiche sociali, culturali ed educative. In questo contesto, la cultura diventa strumento di cura e la cura diventa cultura, rafforzando il diritto al benessere e alla salute. Allo stesso tempo, affrontiamo temi centrali per la società contemporanea, come integrazione, discriminazione e disuguaglianze, riconoscendo nella conoscenza e nella cultura strumenti fondamentali per promuovere rispetto, dignità e coesione sociale”.

Il progetto è promosso da tre soggetti capofila — l’Azienda Sanitaria Friuli Occidentale (AsFO), il Centro di Riferimento Oncologico di Aviano (CRO) e l’Istituto Flora di Pordenone — e coinvolge una rete crescente di realtà del territorio tra cui la Scuola in Ospedale-Soroptimist, l’USCI Pordenone, l’ADAO, i Servizi Sociali del Comune di Pordenone e il Teatro Sociale di Comunità. A coordinare il progetto per le rispettive istituzioni sono la Dott.ssa Nicoletta Suter per AsFO, il Dott. Maurizio Mascarin per il CRO di Aviano, la Prof.ssa Alessandra Merighi per l’Istituto Flora.

“Le evidenze scientifiche, a partire dai report dell’Organizzazione Mondiale della Sanità – ha commentato la Dott.ssa Nicoletta Suter – confermano il ruolo delle arti e della cultura nella promozione della salute e del benessere. La partecipazione ad attività culturali e artistiche genera benefici concreti, sia in termini di prevenzione sia nel supporto ai percorsi di cura. In questo quadro si inserisce il modello della prescrizione sociale, che affianca alle cure tradizionali l’accesso a esperienze culturali, grazie alla collaborazione tra sistema sanitario e territorio e al supporto di figure dedicate in grado di costruire percorsi personalizzati. L’obiettivo è rafforzare la formazione degli operatori e sviluppare una rete integrata tra ambito sanitario, culturale e sociale, capace di rispondere in modo più efficace ai bisogni delle persone.

Strumenti come la medicina narrativa, che utilizzano linguaggi artistici e culturali, contribuiscono a mettere al centro la persona, valorizzandone la storia, i bisogni e la dignità”.

“Il progetto ‘La cultura che cura’ – ha dichiarato il Dott. Maurizio Mascarin – mette al centro i giovani pazienti, valorizzandone il bisogno di normalità e trasformando l’esperienza della malattia in occasione di crescita, espressione e condivisione. Attraverso iniziative come la mostra fotografica sulla “bellezza dell’imperfezione”, il percorso coinvolge ragazzi da tutta Italia, promuovendo una riflessione sul valore della fragilità e sul ruolo della cultura come strumento di consapevolezza e benessere”.

“Il Laboratorio di scrittura ‘Storie Condivise’, esperienza unica in Italia che coinvolge studenti e ragazzi in cura – ha commentato la Prof.ssa Alessandra Merighi – utilizza la narrazione come strumento di crescita, identità e benessere, contribuendo a rendere la biblioteca un vero agente di salute. Il progetto ha dato vita a una comunità educante e a numerose iniziative culturali, rafforzando il legame tra lettura, cura e sviluppo personale, in particolare nel percorso degli adolescenti”.

LA CULTURA CHE CURA

Il legame tra cultura e salute è ormai riconosciuto anche dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) che ha posto questa relazione tra le proprie priorità. Le pratiche artistiche e culturali, infatti, non agiscono solo sulla sfera estetica o intellettuale, ma incidono concretamente sulla qualità della vita delle persone, favorendo la coesione sociale e riducendo le disparità tra individui e comunità.

Partecipare a un evento artistico, visitare una mostra o dedicarsi alla creazione sono esperienze che il corpo e la mente registrano in modo tangibile: i livelli di stress e ansia diminuiscono, la produzione di dopamina aumenta e il senso generale di benessere psicologico ne risulta rafforzato. Gli effetti, inoltre, non si limitano a una fase specifica dell’esistenza, ma accompagnano l’essere umano lungo tutto l’arco della vita, contribuendo a rallentare il declino cognitivo e a trasformare la percezione dell’invecchiamento in qualcosa di più sereno e consapevole. In questo senso, la cultura smette di essere un ornamento e diventa un vero e proprio strumento di salute pubblica.

“La Cultura che Cura” si rivolge a tutti coloro che, a vario titolo, sono coinvolti in un percorso di cura: pazienti e familiari, operatori sanitari, insegnanti, studenti. Si sviluppa su più livelli come formazione, produzione culturale, divulgazione e ricerca, con una particolare attenzione ai giovani e a chi vive situazioni di fragilità.

Non sono molte le realtà in Italia ad aver adottato in modo strutturato quello che viene definito “prescrizione sociale culturale”: un approccio innovativo secondo cui i professionisti sanitari indirizzano i pazienti verso risorse non cliniche — attività artistiche, culturali, di comunità — nella consapevolezza che la salute è frutto di fattori molteplici e intrecciati. Pordenone è tra queste realtà, e questo dice qualcosa di preciso su come la città sa guardare avanti e sorprendere.

UN PROGETTO GIÀ ATTIVO

“La Cultura che Cura” è già pienamente attivo, con una serie di attività avviate nel corso del 2025 che ne mostrano concretamente la direzione e la vitalità: l’AsFO ha dato avvio a un percorso di formazione continua del personale sanitario, lavorando sulle competenze relazionali, comunicative e narrative degli operatori. Un filone centrale di questo lavoro sarà la costruzione di una comunità di link worker — figure di collegamento tra il mondo della salute e quello della cultura, capaci di costruire percorsi culturali personalizzati per chi vive una malattia grave o una condizione di vulnerabilità.

Nel settembre 2025 nei locali della Formazione di AsFO, in collaborazione con la Prof.ssa Chiara Faggiolanidell’Università La Sapienza di Roma, si è tenuto l’incontro “Leggere per prendersi cura: la forza delle storie e delle comunità della conoscenza”, aperto a operatori, docenti e pazienti: un primo passo verso la realizzazione di un volume sul tema del Tempo, in sinergia con il CRO di Aviano e l’Istituto Flora di Pordenone.

Durante Pordenonelegge 2025, l’incontro “Cara Giulia” ha portato Gino Cecchettin a dialogare con gli studenti del Laboratorio “Storie condivise”, tra scuole superiori e ospedali, sul tema delle relazioni. Il Laboratorio è guidato dalla biblioteca dell’Istituto Flora, in collaborazione con l’Area Giovani del CRO e con un importante contributo del Centro diurno disturbi alimentari e pediatria dell’Ospedale di Pordenone. In seguito all’incontro, sono stati realizzati il volume “A Giulia”, Edizioni L’Omino Rosso, un video con podcast, grazie alla collaborazione con Fondazione Radio Magica, e il relativo audiolibro, realizzato dal Centro Internazionale del Libro Parlato di Feltre, in collaborazione con l’associazione Polaris di San Vito.

LE PROSSIME TAPPE  – ATTIVITÀ PREVISTE NEL 2026 E NEL 2027

Il prossimo appuntamento porta a Pordenone una mostra itinerante che ha già toccato diverse città italiane, nata dalla collaborazione tra alcune delle eccellenze nazionali in ambito di onco-ematologia pediatrica. Dodici centri specializzati da nord a sud del paese hanno partecipato a questo progetto: il 17 aprile 2026 alle ore 18:00 inaugura presso la Biblioteca Civica di Pordenone, la mostra fotografica “La bellezza dell’imperfezione” (fino al 2 maggio), curata dall’Area Giovani del CRO di Aviano. La mostra raccoglie gli scatti di adolescenti guariti o ancora in cura per patologie oncologiche, provenienti da undici centri italiani di onco-ematologia pediatrica della rete AIEOP (Associazione Italiana di Ematologia Oncologia Pediatrica). Attraverso la fotografia questi ragazzi hanno raccontato sé stessi, il tempo sospeso della malattia, le paure e le speranze. Ogni immagine è un atto di coraggio e condivisione: un modo per restituire al pubblico una visione diversa della fragilità, in cui la forza e la bellezza nascono proprio da ciò che non è perfetto.

Il 22 aprile, al Ridotto del Teatro Verdi, una conferenza con la psicopedagogista Barbara Tamborini approfondirà i temi della mostra, arricchita dalle riflessioni scritte da ragazzi coinvolti nel progetto.

Il 22 maggio, alla Sala Degan della Biblioteca Civica, un incontro pubblico esplorerà il valore della connessione tra scuole, ospedali e biblioteca attraverso la pratica della scrittura e della lettura. L’evento nasce dalla collaborazione tra “La Cultura che Cura” e PuZZle Generation — il progetto della Biblioteca Civica di Pordenone dedicato ai ragazzi dagli 11 ai 19 anni che, come un puzzle, intreccia linguaggi diversi: dal fumetto alla narrazione digitale, per avvicinare i giovani alla lettura, alla scrittura e alla creazione delle proprie storie.

Presenti anche i Servizi Sociali del Comune di Pordenone in una veste inedita: in collaborazione con AsFO, promuovono un welfare culturale attraverso laboratori di biblioterapia rivolti agli operatori della cura. I temi al centro sono quelli dell’attualità — ingiustizia sociale e discriminazione — con l’obiettivo di diffondere una cultura dell’integrazione e del rispetto, capace di superare stereotipi e pregiudizi e di mettere al centro la dignità umana.

Nei mesi a venire prenderanno vita molte altre iniziative: con l’USCI Pordenone (Unione Società Corali), il progetto “Primavera di Voci” porterà i cori nei luoghi di cura — l’Area Giovani del CRO e il nuovo Ospedale di Pordenone — per offrire musica a pazienti e operatori ed è prevista la partecipazione del Coro dei soggetti portatori di afasia.

Soroptimist Pordenone e la Scuola in Ospedale proporranno il laboratorio “Scrivo la mia canzone” permetterà agli studenti ricoverati di lavorare con il musicista Marco Anzovino. Seguirà un concerto e un convegno sul tema dell’intelligenza artificiale come strumento — potente e delicato — di accompagnamento nel tempo della malattia.

Con ADAO, che supporta persone con disturbi del comportamento alimentare, sono previste attività di arteterapia con le ragazze del Centro Diurno, e una mostra delle loro opere.

Il Teatro Sociale di Comunità proporrà un percorso laboratoriale rivolto a studenti delle scuole medie superiori e a operatori sanitari sul linguaggio del corpo e sulla drammaturgia partecipata culminerà nella messa in scena di uno spettacolo dal vivo.

Nell’edizione 2026 del festival Pordenonelegge, l’Istituto Flora e l’Area Giovani del CRO presenteranno un romanzo di una nota autrice italiana di cui verrà data notizia nei prossimi mesi.

Per Il Maggio dei Libri, uscirà un video con podcast realizzato dalla biblioteca dell’Istituto Flora, in collaborazione con Fondazione Radio Magica, cui hanno partecipato i ragazzi dell’Istituto stesso e del centro diurno disturbi alimentari e pediatria dell’ospedale civile di Pordenone.

Nel corso del 2027 sono in programma un convegno conclusivo e la presentazione del volume sul tema del Tempodurante l’edizione 2027 del festival Pordenonelegge, per raccogliere e condividere tutto ciò che il progetto “La Cultura che Cura” avrà generato. In particolare il volume conterrà le riflessioni scritte da pazienti, operatori sanitari, studenti, caregiver sul tema del tempo umano declinato nelle sue sfaccettature: tempo della malattia, della cura, delle relazioni, della resilienza, di un’esistenza a misura di essere umano.

UN’EREDITÀ PER LA CITTÀ

Capitale italiana della Cultura è un’opportunità straordinaria, ma il progetto “La Cultura che Cura” nasce con un orizzonte più ampio: il 2027 è un punto di partenza, non un traguardo. L’ambizione è costruire un modello duraturo, profondamente radicato nel territorio, in cui istituzioni sanitarie, culturali, sociali e scolastiche collaborino in modo strutturale. Una rete che condivide una convinzione: l’accesso alla cultura non è un privilegio, ma una componente essenziale del benessere — individuale e collettivo.

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