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PORDENONE CAPITALE ITALIANA DELLA CULTURA 2027: IL COMITATO PROMOTORE AL LAVORO

By Maira Trevisan
22 Aprile 2026
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Pordenone 21 aprile 2026 – Si è riunito ieri mattina, nella sala consiliare del Municipio di Pordenone, il Comitato Promotore di Pordenone Capitale Italiana della Cultura 2027. Intorno al tavolo i principali soggetti del territorio: amministrazione comunale, partecipate, Camera di Commercio, Confindustria, associazioni di categoria, mondo della cultura e dell’impresa. Un incontro di lavoro denso e partecipato, che ha confermato la solidità di un percorso condiviso e ha permesso di coordinare le prossime mosse in vista dell’anno da Capitale.

Una squadra che si è costruita sul confronto

“Abbiamo generato un dibattito schietto e costruttivo da parte di tutti”, ha detto il sindaco Alessandro Basso aprendo i lavori. “Un’avventura che tutti abbiamo sempre riconosciuto essere una partita della città, del territorio, della regione – non una partita della politica. Ringrazio quanti non si sono lasciati andare al facile complimento, preferendo la sollecitazione. È stato questo approccio a creare vera consapevolezza condivisa”.

Un metodo di lavoro che il sindaco intende portare avanti per costruire qualcosa che prosegua nel tempo, non solo per il 2027.

Nel suo intervento, il sindaco ha passato in rassegna i fronti su cui la macchina comunale e le partecipate sono già al lavoro: il piano straordinario per la cura del decoro urbano, gli interventi sulle strade, l’imbandieramento della città, la riqualificazione degli spazi pubblici. Tutto con un principio guida preciso “fare in modo che gli investimenti legati alla Capitale non andassero a discapito dei servizi quotidiani dei cittadini: la città che si prepara ad accogliere il Paese deve continuare a funzionare bene per chi ci vive ogni giorno”. L’obiettivo è presentare una Pordenone all’altezza dell’occasione in ogni quartiere, non solo nel centro storico, valorizzando al contempo le realtà della provincia – dalla montagna alle periferie – perché la Capitale sia davvero tale per tutto il territorio.

Il progetto, nel dettaglio

L’assessore alla Cultura Alberto Parigi ha parlato nello specifico dei contenuti, partendo da un dato preciso: “I progetti di Capitale della Cultura sono 52, tutti pubblici e consultabili su pordenonecapitale2027.it, il cuore del programma è già nel dossier di candidatura”. Quattro le grandi sezioni che strutturano il programma. I progetti Landmark sono il cuore pulsante della proposta: grandi interventi come il recupero di Villa Cattaneo, il Teatro Urbano e le Stazioni della Fotografia, alcuni dei quali sono già avviati e visibili in città. I progetti di rete raccolgono il lavoro fatto in questi anni con le associazioni, le istituzioni e i soggetti culturali del territorio, confluito in una tre giorni di processo partecipato – “Pordenone scrive la candidatura” – a cui hanno preso parte oltre cento tra enti e associazioni. I progetti territoriali sono stati costruiti insieme ai Comuni della provincia, che fin dall’inizio hanno scelto di fare propria questa avventura. Pordenone Scuola Capitale, infine, è il capitolo dedicato alla formazione, con iniziative che vanno dalla lotta alla povertà educativa alle collaborazioni con l’università.

“Pordenone Capitale è un progetto pluriennale”, ha sottolineato Parigi, annunciando che nei prossimi giorni verranno presentati i progetti con concretizzazione già nel corso del 2026. Sul fronte dei bandi, il percorso è già avviato e in piena corsa: un bando comunale concluso ha già selezionato 40 nuovi progetti finanziati, uno regionale è in fase di valutazione e altri ne seguiranno a breve. Una quindicina di comuni ha già richiesto e ottenuto il logo di Capitale della Cultura, segno concreto di un coinvolgimento che si estende ben oltre i confini del capoluogo.

Comunicare Pordenone al Paese

Uno dei temi più discussi nella riunione è stato quello della comunicazione, affrontato con la consapevolezza che il 2026 è l’anno decisivo per costruire attesa e visibilità a livello nazionale. Iacopo Mestroni, Direttore Generale di PromoTurismo FVG, ha proposto che, a partire dal secondo semestre dell’anno, Pordenone sia protagonista di una strategia integrata che includa campagne stampa, radiofoniche, televisive e digital “out-of-home”, coordinata con tutte le attività promozionali che l’ente svolge in Italia e all’estero. Il nuovo spot televisivo regionale, già in onda, dedica spazio significativo alla città. L’idea di fondo è costruire un’offerta capace di parlare a pubblici diversi, intrecciando cultura, enogastronomia e outdoor come tre pilastri complementari: non solo gli appassionati di mostre e concerti, ma anche chi viaggia per la natura, per il cibo, per la scoperta di territori meno conosciuti.

In questo senso, Federico Ingargiola di Sviluppo e Territorio ha rimarcato come la vera opportunità della Capitale vada oltre il singolo anno: far conoscere Pordenone a tutta Italia in modo nuovo, superare i retaggi del passato e costruire un brand cittadino destinato a durare.

Una lettura condivisa anche da Confindustria Alto Adriatico, che ha sottolineato il valore strategico di questo investimento per l’intero sistema economico del territorio. Michelangelo Agrusti, presidente di Confindustria Alto Adriatico e della Fondazione Pordenonelegge, ha infatti portato al tavolo una riflessione strategica sul senso profondo dell’essere Capitale della Cultura. Il punto di partenza è la consapevolezza che Pordenone non parte da zero: la città ha già costruito nel tempo un patrimonio di eccellenze culturali riconosciute a livello nazionale, che hanno posto le basi stesse della candidatura. “Non siamo all’anno zero”, ha detto Agrusti, ricordando come eventi come Pordenonelegge abbiano già da anni il compito di raccontare la città all’Italia e come questo patrimonio consolidato debba essere pienamente integrato – non affiancato – nella progettualità della Capitale. Il tema centrale del suo intervento è stato quello del racconto: la Capitale della Cultura ha la missione di presentare Pordenone all’intero Paese, e per farlo occorre costruire un filo conduttore chiaro e riconoscibile. Agrusti ha inoltre auspicato un allargamento del tavolo ai rappresentanti del mondo agricolo e artigianale, realtà che contribuiscono all’identità del territorio e che potrebbero trovare spazio nella narrazione complessiva della Capitale, invito accolto subito dal Sindaco.

Accogliere e aprirsi

Sul tema della ricettività la discussione è stata altrettanto concreta. L’esperienza di Gorizia Capitale Europea della Cultura 2025 ha offerto spunti preziosi: la risposta alla domanda generata da un grande evento culturale non passa dai grandi gruppi alberghieri internazionali, ma da una filiera locale capace di fare sistema. Il sistema alberghiero pordenonese, già consorziato, è stato indicato come la spina dorsale dell’accoglienza, da potenziare con le formule innovative previste dalla nuova normativa regionale e da una maggiore apertura della città anche nelle giornate tradizionalmente meno vivaci. Federalberghi ha confermato la disponibilità del settore a fare la propria parte, in un dialogo costruttivo con l’amministrazione.

Un territorio che si riconosce

Il Teatro Verdi, per voce del Presidente Giovanni Lessio, ha illustrato il duplice impegno che lo vedrà coinvolto nel progetto: da un lato il Progetto Montagna, pensato per portare le realtà delle vallate provinciali dentro la Capitale attraverso percorsi culturali e un turismo di prossimità che valorizzi le specificità di quei luoghi; dall’altro il ruolo di collante di un sistema culturale cittadino più coeso, in dialogo con realtà come Pordenone Legge, con l’ambizione di costruire collaborazioni capaci di proiettare la città su scala europea e di durare ben oltre il 2027.

Pordenone Fiere, con il Presidente Renato Pujatti, ha riconfermato il proprio impegno nel mettere strutture e competenze organizzative al servizio dell’evento. “Vogliamo che quanto si costruirà non sia solo un anno di cultura, ma l’inizio di qualcosa che sottolinei nel tempo la qualità della nostra città”. GEA – Gestioni Ecologiche e Ambientali ha illustrato il piano di servizi aggiuntivi per il decoro urbano già in corso, mentre GSM – Gestione Servizi Mobilità ha confermato l’impegno nella gestione della mobilità durante gli eventi. La Fondazione BCC Pordenonese e Confcooperative Pordenone hanno chiuso il giro degli interventi portando la stessa convinzione: investire nella cultura non è un atto di generosità, ma una scelta strategica per il futuro del territorio.

Al termine della riunione, il sindaco Basso ha dato appuntamento ai prossimi incontri del Comitato, che nei mesi a venire seguirà da vicino l’avanzamento dei progetti e la costruzione del palinsesto definitivo del 2027.

Alla riunione hanno partecipato il sindaco di Pordenone Alessandro Basso e l’assessore alla Cultura, Grandi Eventi, Turismo e Capitale della Cultura Alberto Parigi. Per le partecipate comunali erano presenti Renato Pujatti, presidente e amministratore delegato di Pordenone Fiere, Antonio Consorti, amministratore unico di GSM – Gestione Servizi Mobilità, Gianfranco Marino, presidente del consiglio di amministrazione di GEA – Gestioni Ecologiche e Ambientali, Narciso Gaspardo, presidente e amministratore delegato di ATAP S.p.A., e Federico Ingargiola, presidente di Sviluppo e Territorio. Il mondo economico e imprenditoriale era rappresentato da Michelangelo Agrusti, presidente di Confindustria Alto Adriatico e della Fondazione Pordenonelegge, Pierangelo Dal Mas per Confcommercio Pordenone, Giovanna Santin per Federalberghi, e Fabio Dubolino, presidente di Confcooperative Pordenone. Erano inoltre presenti Mauro Verona, presidente della Fondazione BCC Pordenonese e Monsile, Iacopo Mestroni, direttore generale di PromoTurismo FVG, e Giovanni Lessio, presidente del Teatro Comunale Giuseppe Verdi di Pordenone.

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