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LE PIETRE D’INCIAMPO 2026 A UDINE, OGGI APRE LA MOSTRA IN SALA VALLE

By Maira Trevisan
24 Gennaio 2026
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Viene inaugurata oggi, sabato 24 gennaio, in Sala Valle a Palazzo Morpurgo, alla presenza dell’assessore alla cultura Federico Pirone, la mostra dedicata alle otto Pietre d’Inciampo che il Comune di Udine posa quest’anno in occasione del Giorno del Ricordo. L’esposizione anticipa la posa delle pietre, prevista per le giornate del 28 e 29 gennaio, e si inserisce nel progetto cittadino di memoria diffusa promosso dall’amministrazione comunale.

La mostra, curata da Anna Colombi, è dedicata agli otto cittadini udinesi cui sono intitolate le nuove Pietre d’Inciampo, accomunati dalla deportazione e dalla morte nei campi di concentramento nazisti a seguito della loro opposizione al regime. I protagonisti dell’esposizione sono quattro partigiani delle formazioni Osoppo e Garibaldi e quattro ex ufficiali del Regio Esercito che, dopo l’8 settembre 1943, rifiutarono di aderire alla Repubblica Sociale Italiana e di collaborare con l’esercito tedesco, pagando questa scelta con l’arresto e la deportazione.

Le Pietre d’Inciampo a Udine costituiscono un monumento diffuso che attraversa lo spazio urbano e la vita quotidiana, collocando la memoria davanti alle ultime abitazioni liberamente scelte dai deportati. Con la posa delle otto nuove pietre del 2026, la città raggiungerà un totale di quarantacinque Pietre d’Inciampo, dedicate a membri della comunità ebraica, a partigiani e a militari che si opposero al nazifascismo. Il progetto è realizzato dal Comune di Udine in collaborazione con ANPI, Associazione Partigiani Osoppo e ANED, con l’obiettivo di restituire un nome, una storia e una dignità individuale a persone che il sistema concentrazionario aveva tentato di ridurre a numeri.

I quattro partigiani ricordati dalla mostra sono Beppino Colaoni, Mario Cozzi, Giovanni Lodolo e Giulio Rizzi, attivi nella Resistenza e nella lotta di Liberazione. Accanto a loro, l’esposizione ricorda Aldo Bernoni, Amedeo De Nicola, Umberto Del Piero e Giuseppe Maggio, ufficiali del Regio Esercito che, dopo il rifiuto di giurare fedeltà alla RSI o di collaborare con i nazisti, furono arrestati e deportati nei lager.

Le loro vicende attraversano i principali campi e sottocampi del sistema concentrazionario tedesco, da Dachau a Mauthausen, da Flossenbürg a Buchenwald, fino agli Aussenlager, dove il lavoro forzato era finalizzato allo sfruttamento industriale e bellico. La mostra ricostruisce questi percorsi mettendo in luce il funzionamento della “macchina della morte attraverso il lavoro” e il drammatico fenomeno delle marce della morte, che segnarono la fase finale della guerra.

Il percorso espositivo si sviluppa attorno alle storie individuali degli otto protagonisti e si avvale di una ricca documentazione archivistica e iconografica. Sono esposti documenti originali dei campi di concentramento, come schede personali dei detenuti, registri di ingresso, liste di trasporto e certificati di morte, spesso redatti con cause fittizie per occultare le reali responsabilità del sistema nazista. Fotografie d’epoca, materiali personali e testimonianze familiari contribuiscono a restituire profondità umana ai protagonisti della mostra.

La mostra si conclude con una riflessione sul significato delle Pietre d’Inciampo come strumento di memoria attiva e quotidiana. Le piccole lastre d’ottone, inserite nel tessuto urbano, trasformano il gesto del camminare in un atto di consapevolezza, invitando a interrogarsi sul passato e sulla responsabilità civile di difendere, nel presente, i valori della libertà, della dignità umana e della democrazia.

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