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TERREMOTO 1976. INAUGURA LA MOSTRA FOTOGRAFICA DI ALDO MARTINUZZI “CHÊ MATINE”

By Maira Trevisan
25 Marzo 2026
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Spilimbergo (PN), 24 marzo 2026 – Dalle 5 di mattina alle 5 di sera del 7 maggio 1976 un fotografo percorre in moto il Friuli. Non è un Friuli qualsiasi, con le sue cittadine tranquille, le sue verdi colline, le sue montagne placide. È invece il Friuli all’indomani del terremoto che il giorno prima, il 6 maggio 1976 sul far della sera, in pochi secondi aveva cambiato per sempre la fisionomia di un territorio e di una comunità. Un’ecatombe: donne, uomini, bambini sepolti sotto le proprie case; migliaia di abitazioni distrutte, poco meno di mille morti.

Per la prima volta, 50 scatti realizzati da quel fotografo – Aldo Martinuzzi, affermato reporter sportivo – sono visibili al pubblico nella mostra CHÊ MATINE, organizzata dal Comune di Spilimbergo e il CRAF – Centro di Ricerca e Archiviazione della Fotografia e in collaborazione con la Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia e Fondazione Friuli. Allestita nel Palazzo La Loggia di Spilimbergo da sabato 28 marzo (alle ore 11.00 è prevista l’inaugurazione), l’esposizione sarà visitabile fino al 7 giugno.

Chê matine è un vero e proprio diario di bordo: appena raggiunto dalla notizia del terremoto, Aldo Martinuzzi lascia Milano – città nella quale si era trasferito ancora giovanissimo da Barbeano, vicino a Spilimbergo, suo paese natale – con la sua compagna, a bordo della sua moto. Arriva in Friuli alle prime luci dell’alba del 7 maggio 1976; giusto il tempo di accertarsi che i suoi familiari stiano bene, nonostante i danni ingenti subiti dalle abitazioni, e poi via. Valeriano, Forgaria, Majano, Gemona del Friuli, Venzone, Osoppo, Rivoli di Osoppo, Castelnovo, Oltrerugo. La moto di Martinuzzi attraversa una decina di paesi e la sua macchina fotografica fissa per sempre il ritratto della devastazione. Case rase al suolo, edifici miracolosamente rimasti intatti, le prime bare, gli sguardi dei sopravvissuti. Ma le foto che usciranno dalla sua macchina fotografica sono anche il ritratto della incredibile forza di volontà che, comunque e nonostante tutto, i friulani dimostrano di mantenere intatta a poche ore dal sisma. “In autostrada incrociavamo già i mezzi di soccorso, militari, ambulanze, camioncini con i cartelli: “Soccorsi Friuli” – ricorda Martinuzzi -. Il campanile e la chiesa di Valeriano avevano subito forti danni, erano luoghi che conoscevo benissimo dove avevo trascorso la mia infanzia e parte dell’adolescenza. Attraversammo Pinzano dove, almeno sulla strada principale, c’era solo qualche piccolo crollo e altri cedimenti lungo la strada per la stazione. Arrivammo a Forgaria dove c’erano case diroccate e macerie sulle strade, ma fortunatamente i nostri spostamenti erano agevolati dall’utilizzo della moto. Fui colpito dall’immagine di un signore che, tranquillamente, stava vangando il proprio orto, un’immagine tipica della nostra friulanità. Arrivammo a Majano dove erano collassati due condomini gemelli, Astra e Udine, costruiti nel 1967. A Gemona ci arrivammo dalla strada alta, piena di massi e crepe sull’asfalto. Sia a Maiano che a Gemona apprezzai la celerità dei soccorsi, erano già pronte molte bare e allestita una tendopoli per gli sfollati. A Venzone erano già presenti volontari intenti per sistemare un muretto di sassi a secco crollato al di fuori delle antiche mura perimetrali. A Osoppo c’era una vastità enorme di macerie e case crollate fatte con sassi e solai di legno. Mi impressionò la sede del Partito Comunista che aveva resistito alla distruzione. Dappertutto c’erano militari, vigili del fuoco, volontari, che cercavano superstiti scavando anche a mani nude, nonostante il susseguirsi delle scosse. Assistetti alle lunghe operazioni per il recupero del piccolo Paolo Fabris, figlio del farmacista, che fortunatamente fu ritrovato in buona salute (il settimanale Epoca gli dedicò la copertina a colori). Vicino a Maiano crollò la trattoria “Da Gardo” durante una cena, ci furono 16 morti. Fotografai anche i dintorni di San Daniele, Castelnovo e Oltrerugo”.

Il reportage fotografico di Aldo Martinuzzi si conclude alle 5 di sera del 7 maggio 1976, dopo 12 ore. Un grande lavoro di valore fotogiornalistico e sentimentale che avrebbe potuto essere venduto a qualche giornale ma che invece, per volontà del suo autore, è rimasto lontano dai riflettori fino ad oggi.

Nato a Udine nel 1946, dopo l’infanzia trascorsa a Gaio di Spilimbergo con la nonna materna, nel 1961 Aldo Martinuzzi si trasferisce con i genitori a Milano. Qui inizia a lavorare come apprendista in una azienda di Fotoincisione. Il progresso nel campo delle riproduzioni fotografiche per la stampa lo pone in contatto con altri metodi “litho e rotocalco”. Alla Fotoincisione Sempione di Milano si riproducevano in quel periodo, le più belle immagini sportive per la pubblicazione su riviste specializzate, “Super Sport” e “Calcio e Ciclismo Illustrato” della Gazzetta dello Sport. Scatta in Martinuzzi un vero e proprio amore per la fotografia sportiva. Nel 1972 inizia la sua attività di fotografo “freelance”. Si specializza nel settore degli sport invernali con i reportages alle Coppe del Mondo, Campionati Mondiali e Olimpiadi Invernali. Collabora sino al 1996 con la rivista “Neve Sport” rivista settimanale nel periodo invernale Nel 1980 si avvicina ad altre discipline: ciclismo, calcio, tennis, sci nautico, golf, per cinque anni è il fotografo ufficiale dell’Inter di Trapattoni. Nel 1987 vince il premio fotografico “Diadora”. In collaborazione con il CRAF di Spilimbergo e il compianto Walter Liva, vengono allestite diverse sue mostre fotografiche: 2005, I Volti dello Sport, Lignano Pineta, Sequals, Piancavallo; 2011, Fotografi di Corsa, Spilimbergo, Milano; 2016, Omaggio allo Sport, viale pedonale di Lignano Sabbiadoro; 2018 Fotografi di Corsa, San Vito al Tagliamento. Nel 2025 la Pro Loco “I Due Campanili” di Gaio e Baseglia edita il libro “Aldo Martinuzzi il grande sport fotografato da un Friulano”.

 

 

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