Guerra nel Golfo, petrolio shock: greggio +13,5% e gasolio +34% in 60 ore
Milano, 4 marzo 2026 – Lo scoppio delle ostilità tra Stati Uniti, Israele e Iran, con attacchi che hanno coinvolto anche Paesi del Golfo e la chiusura dello Stretto di Hormuz, ha provocato uno shock immediato sui mercati petroliferi internazionali con ripercussioni che stanno già iniziando a riflettersi anche sui prezzi dei carburanti.
Secondo le elaborazioni del Centro Studi FIGISC Confcommercio su dati di mercato internazionale, nelle prime 60 ore dall’apertura delle contrattazioni dopo il weekend di guerra si registrano aumenti molto rilevanti nelle quotazioni energetiche:
- Greggio Brent: +13,53%
- Gasolio: +34,29%
Una dinamica estremamente rapida che dimostra quanto le tensioni geopolitiche nel Golfo Persico possano incidere quasi immediatamente sugli equilibri energetici mondiali.
Le rilevazioni mostrano che il Brent è passato da circa 72,87 dollari al barile a oltre 82 dollari, mentre le quotazioni dei prodotti raffinati – in particolare il gasolio – hanno registrato oscillazioni ancora più marcate nelle contrattazioni successive allo scoppio del conflitto.
Il fattore chiave resta la situazione dello Stretto di Hormuz, uno dei principali snodi energetici del pianeta, attraverso il quale transitano enormi quantità di petrolio destinate ai mercati occidentali e asiatici. Eventuali limitazioni o interruzioni dei traffici rappresentano un elemento di forte instabilità per l’intero sistema energetico globale.
Gli effetti della tensione geopolitica sono già visibili anche alla pompa, dove nelle ultime ore si stanno registrando aumenti significativi dei prezzi di benzina e gasolio. Una dinamica che potrebbe proseguire qualora il conflitto nel Golfo Persico dovesse prolungarsi o intensificarsi nelle prossime settimane.
La dinamica osservata sui mercati energetici ricorda quanto già avvenuto all’inizio del conflitto russo‑ucraino nel 2022, quando il rapido deterioramento dello scenario geopolitico provocò un forte aumento delle quotazioni petrolifere e dei prodotti raffinati. La situazione attuale potrebbe tuttavia presentare profili di rischio potenzialmente ancora più rilevanti, poiché le tensioni sono concentrate in un’area altamente strategica per il sistema energetico mondiale come il Golfo Persico, da cui transita una quota significativa del petrolio destinato ai mercati internazionali.













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