“I gabbiani non vivono sui monti”: Grado ricorda i 50 anni dal terremoto del Friuli

Cinquant’anni fa il terremoto del 6 maggio 1976 e le successive, violentissime, scosse dell’11 e del 15 settembre sconvolsero il Friuli, causando quasi mille vittime e lasciando oltre centomila persone senza una casa. Alle porte dell’inverno, mentre le zone colpite contavano le proprie macerie, Grado aprì le porte della città a oltre 6 mila 500 sfollati, ospitati negli alberghi e nelle case della comunità gradese in una delle più grandi operazioni di accoglienza legate al sisma.
Il Comune di Grado ha scelto di commemorare questo capitolo della propria storia con l’ampia rassegna “I gabbiani non vivono sui monti: Grado ricorda i 50 anni dal terremoto del Friuli”, un ricco calendario di iniziative distribuite lungo tutto l’autunno del 2026, da settembre a dicembre, dedicato alla memoria, alla testimonianza diretta e alla trasmissione alle nuove generazioni del valore di quell’esperienza di solidarietà e di civismo.
11 settembre, cuore della memoria
Il momento più atteso e più denso di significato del programma è fissato per venerdì 11 settembre, alle ore 18:30, nella Sala Consiglio del Municipio di Piazza Biagio Marin. L’incontro pubblico sull’accoglienza attivata da Grado dopo il sisma del settembre 1976 riunirà attorno allo stesso tavolo, con un titolo evocativo “1976-2026: un abbraccio che non si è mai spento”, gli amministratori che guidarono la città negli anni dell’emergenza e della ricostruzione insieme a chi quei giorni li visse in prima persona: famiglie accolte, albergatori, insegnanti, volontari e cittadini gradesi che allora aprirono le proprie case a chi aveva perso tutto.
Non è un dettaglio casuale che l’appuntamento si apra proprio in quell’orario, quando, esattamente cinquant’anni prima, due scosse tornarono a scuotere il Friuli, pochi giorni prima di quella devastante del 15 settembre che avrebbe segnato l’esodo di migliaia di famiglie verso le località balneari, Grado compresa. Un simbolismo che l’Amministrazione ha voluto conservare per restituire alla serata il peso reale di quell’attesa e di quella paura. Un memorial pensato non come semplice commemorazione, ma come vera e propria raccolta di testimonianze dirette, in un momento in cui la generazione che visse la tragedia da protagonista sta progressivamente diminuendo: un patrimonio di voci che il Comune intende raccogliere e custodire prima che vada disperso.
Un percorso che attraversa tutto l’autunno: spettacoli, teatro, libri e concerti
Il cammino ufficiale della memoria si apre in realtà già martedì 1 settembre quando alle 21:00 Villa Teresa, sulla Riva Ugo Foscolo, ospiterà il teatro in piazza “Voci dal Terremoto 1976-2026”, a cura di Grado Teatro con il contributo del Comune: un primo momento pubblico di racconto, in attesa dell’atteso appuntamento dell’11 settembre.
Dopo l’incontro-simbolo in Municipio, il programma proseguirà in autunno dapprima con l’evento storico sociologico in programma per primi di ottobre nella Biblioteca F. Marin dove verrà presentato a cura dell’autore Walter Tomada il volume “La faglia dentro. Cosa resta del 6 maggio 1976”. Fari accesi poi sull’“Orcolat”, lo spettacolo di Simone Cristicchi proposto dall’ERT il 23 ottobre alle 20:45 nell’Auditorium B. Marin di via Marchesini. “E ven la fin dal mont! Una bambina friulana nel terremoto del 1976” è il libro di Paola Treppo che verrà presentato il 12 novembre, alle 17 in Biblioteca F. Marin (progetto sostenuto dal Consiglio regionale del Friuli Venezia Giulia). Il giorno successivo, 13 novembre, davanti al Palazzo dei Congressi si terrà la cerimonia di messa a dimora di un albero alla memoria, proveniente dal vivaio regionale di Tarcento: un gesto semplice ma evocativo destinato a durare nel tempo, in continuità con le vite ricostruite dopo il sisma.
Il percorso si chiude in dicembre con una nota intima e corale: domenica 20 dicembre, alle 16:00, nella Basilica di Sant’Eufemia, i cori Santa Cecilia di Grado e Sot La Nape di Villa Santina si esibiranno in “Tra mare e montagna, canti e poesie per i cinquant’anni del terremoto del Friuli“, un concerto arricchito dalle letture di poesie di Biagio Marin e Novella Cantarutti che idealmente uniscono, ancora una volta, il mare di Grado alla montagna friulana come accadde nel Natale 1976.
Le dichiarazioni del sindaco Corbatto
«Cinquant’anni fa Grado non si limitò a offrire ospitalità: aprì le porte di casa a più di 6.500 persone che avevano perso tutto, e insieme a loro costruì legami che in molti casi non si sono mai interrotti», dichiara il sindaco Giuseppe Corbattoche sottolinea: «Ricordarlo oggi non è un esercizio di nostalgia, ma un atto dovuto verso chi ha reso la nostra città protagonista di una pagina di umanità che merita di essere raccontata con la stessa dignità riservata ad altri luoghi della nostra costa».
«Guardiamo all’evento clou dell’11 settembre con orgoglio: vogliamo che chi allora amministrò questa città torni a sedersi accanto a chi quell’accoglienza l’ha vissuta sulla propria pelle», aggiunge il primo cittadino. «Non sarà solo un momento celebrativo: sarà l’occasione per raccogliere una memoria che rischia di andare perduta, e per ricordare a noi stessi che quella capacità di aiuto e di solidarietà è ancora oggi parte integrante dell’identità di questa comunità isolana. Un patrimonio che abbiamo il dovere di consegnare intatto a chi verrà dopo di noi».
Informazioni pratiche
Tutti gli appuntamenti sono a ingresso libero. Il programma dettagliato e i successivi aggiornamenti saranno pubblicati sul sito www.comune.grado.go.it e sui canali social istituzionali del Comune.












Ciao mondo!