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Tumori femminili: ancora troppe differenze geografiche su diagnosi e cura

By Maira Trevisan
31 Ottobre 2025
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Sono stati pubblicati sulla prestigiosa rivista internazionale The Lancet (link) i risultati del progetto VENUSCANCER, parte del programma CONCORD di sorveglianza globale della sopravvivenza dopo diagnosi di tumore (link). Lo studio, al quale ha collaborato il Centro di Riferimento Oncologico di Aviano, fornisce il primo quadro globale sui percorsi di cura e sulle ampie disparità nell’assistenza sanitaria per i tumori femminili, con l’obiettivo di migliorare il controllo del cancro in tutto il mondo.

Il lavoro – condotto dal Cancer Survival Group della London School of Hygiene & Tropical Medicine e supportato dal finanziamento dello European Research Council Consolidator Grant (link) – si è focalizzato su tre fra i tumori più frequenti nelle donne. I risultati hanno evidenziato differenze, anche significative, nello stadio della malattia al momento della diagnosi, nel tipo di trattamento e nella coerenza della cura con le linee guida internazionali. Si tratta della più grande analisi mai condotta: ha incluso oltre 275.000 donne con diagnosi di cancro al seno, alla cervice uterina o alle ovaie nel periodo 2015-2018 in 39 Paesi e con informazioni dettagliate su stadio della malattia, percorso diagnostico e tipo di trattamento.

La responsabile del progetto VENUSCANCER è la professoressa Claudia Allemani, mentre una delle autrici principali dello studio è la dottoressa Veronica Di Carlo, entrambe ricercatrici italiane alla London School of Hygiene & Tropical Medicine.

“Il trattamento conforme alle linee guida cliniche internazionali consolidate varia ancora in tutto il mondo”, spiega la professoressa Allemani, “ma è incoraggiante constatare che, se la diagnosi è precoce, nella maggior parte dei Paesi è ormai più facile accedere tempestivamente a trattamenti ottimali per queste tre neoplasie. Purtroppo, la percentuale di donne che ricevono una diagnosi di tumore precoce è ancora troppo esigua, soprattutto nei Paesi a basso e medio reddito. I risultati di questo studio offriranno l’evidenza necessaria a sostenere le politiche internazionali di controllo del cancro. Gli sforzi volti a promuovere il miglioramento della diagnosi precoce dovrebbero continuare in tutti i Paesi, anche al loro interno, qualora esistano differenze geografiche locali”.

“I risultati ci dicono che la percentuale di donne con tumore diagnosticato in fase precoce è pari o superiore al 40% nelle nazioni ad alto reddito, ma molto più ridotta in quelle a basso e medio reddito, con valori inferiori al 20% per tutti e tre i tipi di tumore, ad eccezione di Cuba (30% per il tumore al seno) e Russia (36% per il tumore alla cervice uterina e 27% per il tumore alle ovaie)”, precisa la dottoressa Di Carlo. “Queste disuguaglianze indicano che le probabilità di sopravvivere e di guarire nella maggior parte dei Paesi a basso e medio reddito saranno inferiori rispetto a quelle dei Paesi ad alto reddito”.

“I tumori al seno metastatici sono meno del 10% nella maggior parte dei Paesi ad alto reddito, ma sono più frequenti (fino al 44%) in quelli a basso e medio reddito”, continua Di Carlo. “I tumori cervicali in stadio avanzato sono inferiori al 15% nella maggior parte degli Stati, mentre quelli alle ovaie sono ancora diagnosticati per lo più in stadio avanzato”.

“La chirurgia – prosegue Allemani – è stata proposta al 78% delle donne con tumore diagnosticato in fase precoce nei Paesi ad alto reddito e al 56% delle donne nei Paesi a basso e medio reddito. Il trattamento è più spesso conforme alle linee guida per il cancro cervicale e ovarico che per il tumore al seno, mentre la terapia farmacologica (chemioterapia o terapia ormonale) segue più frequentemente le indicazioni internazionali rispetto alla chirurgia. In linea con le linee guida cliniche, le donne con cancro al seno in fase iniziale sono state trattate con chirurgia conservativa del seno più radioterapia (67-78%) nella maggior parte dei Paesi europei. La percentuale è inferiore in Canada (60%) e negli USA (53%). Al contrario, nelle nazioni a basso e medio reddito, il 30-70% delle donne con tumore al seno in fase iniziale è stata trattata con mastectomia, procedura comune anche negli Stati Uniti e in Canada, Estonia, Paesi Bassi e Portogallo”.

Gli autori dello studio mettono in luce l’importanza del coinvolgimento della donna nella scelta in merito alla tipologia di trattamento al quale sottoporsi, ma sottolineano anche che le decisioni sono spesso condizionate da fattori socioeconomici, istruzione, mancanza / distanza da strutture di cura o paura di recidive.

“I registri dei tumori sono fondamentali per valutare e monitorare la coerenza dei trattamenti con le linee guida e il loro impatto sulle probabilità di guarigione” commenta Luigino Dal Maso, direttore dell’Epidemiologia Oncologica del CRO e coautore dello studio, in parte sostenuto da AIRC. “I risultati incoraggiano gli sforzi che si fanno all’interno del Servizio Sanitario per promuovere l’adesione agli screening per i tumori della mammella e della cervice uterina, come sottolineato anche dal recente aggiornamento del Codice Europeo contro il Cancro (link), ma devono stimolare anche le donne di tutto il mondo a discutere il loro trattamento con i professionisti sanitari, per decidere con la consapevolezza di poter accedere alle migliori opzioni disponibili secondo le raccomandazioni cliniche internazionali”.

A nome di tutti i co-autori, Claudia Allemani conclude ringraziando i 103 registri tumori di popolazione (12 in Italia), senza il cui contributo questa ricerca non sarebbe stata possibile.

 

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