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“LA FORZA DELLA CONVERGENZA”: A 50 ANNI DAL TERREMOTO UCID RILANCIA IL MODELLO FRIULI

By Maira Trevisan
22 Settembre 2026
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Udine, 19 settembre 2026 – Cinquant’anni dopo il terremoto del Friuli, la domanda è tornata ad essere di straordinaria attualità: siamo ancora capaci di fare squadra?

È stato questo il filo conduttore del convegno “La Forza della Convergenza – Per costruire insieme il futuro, valorizzando il Bene Comune”, promosso da UCID – Unione Cristiana Imprenditori Dirigenti, che sabato 19 settembre ha registrato una grande partecipazione di pubblico a Palazzo Torriani, sede di Confindustria Udine.

Una sala gremita e una mattinata scandita da interventi puntuali, testimonianze e momenti di forte emozione, soprattutto nel ricordo di chi visse direttamente il dramma del terremoto del 1976 e la straordinaria stagione della ricostruzione.

Non una semplice commemorazione, dunque, ma un’occasione per rileggere il “Modello Friuli” e chiedersi quanto quella esperienza possa rappresentare ancora oggi una bussola per affrontare le nuove sfide economiche, sociali e industriali.

La ricostruzione del Friuli fu resa possibile anche da una straordinaria convergenza di energie: istituzioni, amministratori, imprese, lavoratori, forze politiche, Chiesa, associazioni, volontari e cittadini seppero indirizzare idee e azioni verso un obiettivo comune. Ricostruire. E ricostruire insieme.

CAMILOTTI: DAL RICORDO DEL 1976 UNA DOMANDA PER IL PRESENTE

A introdurre il significato della giornata è stato Feruccio Camilotti, Presidente UCID Udine e promotore dell’iniziativa, che ha riportato l’attenzione proprio sulla capacità dimostrata dal Friuli, dopo il sisma, di superare differenze e contrapposizioni per convergere verso il Bene Comune.

Da qui la domanda posta al centro del convegno: a cinquant’anni di distanza, in una società profondamente cambiata, siamo ancora capaci di mettere insieme idee, competenze e responsabilità per costruire obiettivi condivisi?

È seguito l’intervento di Franco Paviotti, Presidente regionale UCID Friuli Venezia Giulia, che ha ricondotto il tema della convergenza ai valori propri dell’UCID e alla responsabilità dell’imprenditore, chiamato non soltanto a produrre valore economico ma a essere parte attiva della crescita sociale e umana della comunità.

A portare la dimensione nazionale dell’associazione sono stati Enrico Montanari, Vicepresidente nazionale UCID, e Benedetto Delle Site, Vicesegretario nazionale UCID e referente del Movimento Giovani UCID, sottolineando il valore di un impegno imprenditoriale capace di coniugare sviluppo, responsabilità e attenzione alle nuove generazioni.

Il Vicesindaco di Udine Alessandro Venanzi ha portato il saluto dell’Amministrazione comunale, inserendo il tema della giornata nella memoria e nell’identità di una comunità che, dalla tragedia del 1976, seppe trovare la forza per ripartire.

LAMBA: RICOSTRUIRE LE COMUNITÀ, NON SOLTANTO GLI EDIFICI

Il cuore del convegno, coordinato dal giornalista Rossano Cattivello, ha offerto prospettive differenti ma fortemente complementari.

Mons. Riccardo Lamba, Arcivescovo di Udine, ha riportato la riflessione alla centralità della persona e della comunità.

La ricostruzione del Friuli non significò soltanto riedificare case, chiese e luoghi di lavoro: significò ricostruire relazioni, fiducia, solidarietà e speranza. Una dimensione umana e spirituale che accompagnò quella materiale e che continua a rappresentare un elemento essenziale per qualsiasi progetto di sviluppo autenticamente rivolto al Bene Comune.

FANTONI: L’IMPRESA PROTAGONISTA DELLA RINASCITA

Paolo Fantoni, Presidente di Fantoni S.p.A., ha portato la testimonianza del mondo industriale e di una famiglia imprenditoriale profondamente legata alla storia produttiva del territorio.

Il suo intervento ha ripercorso il ruolo decisivo assunto dalle imprese nella ripartenza dopo il terremoto, quando salvaguardare le fabbriche e il lavoro significava anche impedire lo spopolamento delle aree colpite e restituire alle famiglie la possibilità concreta di immaginare un futuro nella propria terra.

Quella determinazione e quella capacità di decidere rapidamente devono oggi confrontarsi con scenari completamente nuovi: trasformazioni dei mercati, competitività internazionale, innovazione, sostenibilità, transizione ecologica e necessità di nuove competenze.

SUOR ANNA MONIA ALFIERI: BISOGNA ANDARE INCONTRO AI GIOVANI

Tra i momenti più coinvolgenti della mattinata, l’intervento di Suor Anna Monia Alfieri, religiosa delle Marcelline, giurista ed esperta di politiche scolastiche, Senior Lecturer ALTIS –, membro del Consiglio Superiore della Pubblica Istruzione e Cavaliere dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana.

Al centro della sua riflessione sono stati soprattutto i giovani.

Non può esserci futuro economico, industriale o sociale senza investire nelle nuove generazioni, nell’educazione, nella formazione e nel capitale umano. Ma la responsabilità non può essere scaricata sui ragazzi.

Occorre che siano gli adulti, le istituzioni, la scuola e il mondo dell’impresa ad andare incontro ai giovani, ad ascoltarli realmente, a comprenderne fragilità e aspirazioni e, soprattutto, a offrire loro fiducia, opportunità e prospettive.

Un passaggio particolarmente sentito, che ha spostato lo sguardo dal ricordo del Friuli ricostruito cinquant’anni fa al Friuli che dovrà essere costruito insieme alle nuove generazioni.

DEL PIERO: LA TESTIMONIANZA DI CHI VISSE LA STAGIONE DELLA RICOSTRUZIONE

Eugenio Del Piero, già Direttore dell’Associazione Industriali di Udine, ha riportato il pubblico direttamente al clima e alle scelte degli anni successivi al terremoto, attraverso l’esperienza maturata all’interno del sistema industriale friulano.

La sua testimonianza ha contribuito a restituire la concretezza di una stagione nella quale imprenditori, lavoratori, amministratori e rappresentanti delle istituzioni furono chiamati ad assumersi responsabilità eccezionali e a prendere decisioni in tempi rapidissimi.

Una memoria preziosa perché consente di comprendere come il “Modello Friuli” non sia stato uno slogan, ma il risultato di persone, scelte, responsabilità e della capacità di lavorare insieme.

LIRUTTI E POZZO: DALLE ISTITUZIONI AL SISTEMA PRODUTTIVO

Verso la conclusione della mattinata è intervenuto Moreno Lirutti, consigliere regionale, in rappresentanza della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia, portando il contributo dell’istituzione regionale alla riflessione sul significato della ricostruzione e sulla responsabilità di trasmetterne l’eredità alle nuove generazioni.

A seguire Luigino Pozzo, Presidente di Confindustria Udine, padrone di casa a Palazzo Torriani, ha riportato l’attenzione sul presente e sulle sfide che attendono il sistema produttivo.

Cinquant’anni dopo il terremoto, il Friuli si trova infatti davanti a problemi differenti ma altrettanto impegnativi: calo demografico e denatalità, reperimento della forza lavoro, formazione delle competenze, innovazione, sostenibilità e competitività delle imprese.

Sfide che nessun soggetto può affrontare da solo e che riportano inevitabilmente al concetto da cui il convegno è partito: la convergenza.

DALLE MACERIE DEL 1976 AL FRIULI DEI PROSSIMI CINQUANT’ANNI

Dalla mattinata è emerso così un filo comune: il Modello Friuli non deve essere soltanto ricordato e celebrato, ma reinterpretato.

Cinquant’anni fa la priorità era ricostruire ciò che il terremoto aveva distrutto. Oggi significa creare le condizioni perché i giovani possano scegliere di rimanere, studiare, lavorare, fare impresa e costruire il proprio futuro in Friuli.

Il contesto è cambiato, ma resta attuale il metodo: dialogare, condividere responsabilità, superare le contrapposizioni e individuare obiettivi comuni.

Perché la vera eredità della ricostruzione non è soltanto ciò che il Friuli ha saputo realizzare dopo il 1976, ma la consapevolezza di ciò che una comunità può ottenere quando riesce davvero a fare squadra.

L’“ACUILE DAL FRIÛL” COME SEGNO DI IDENTITÀ

A conclusione dell’incontro sono state consegnate agli ospiti le “Acuile dal Friûl”, opere rappresentative dell’identità friulana realizzate dalla City Advertising s.r.l. di Elena Iuri e ideate dal designer Stefano Borella, come segno simbolico di appartenenza, memoria e legame con il territorio.

Un gesto che ha idealmente chiuso il cerchio della giornata: custodire le proprie radici per avere la forza di guardare avanti.

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