Perché tanta paura? L’estenuante ricerca della sicurezza. Giovedì 24 settembre 2026, ore 18.00 nel Giardino dei Tigli del Parco di Sant’Osvaldo, incontro pubblico organizzato dal centro culturale regionale Enzo Piccinini e l’associazione Parco di Sant’Osvaldo
In un tempo segnato da incertezze, cronache che corrono veloci e un bisogno crescente di protezione, la paura è diventata un sentimento quotidiano: individuale e collettivo, intimo e politico, reale e talvolta amplificato. Da qui l’incontro pubblico, organizzato dal centro culturale Enzo Piccinini con l’associazione Parco di Sant’Osvaldo, “Perché tanta paura? L’estenuante ricerca della sicurezza”, un’occasione per interrogarsi sulle origini delle nostre paure e sul modo in cui la società contemporanea costruisce (e consuma) la parola “sicurezza”.
L’appuntamento è giovedì 24 settembre 2026 alle 18.00 presso il Giardino dei Tigli, all’interno del Parco di Sant’Osvaldo in via Pozzuolo a Udine. Interverranno Marco Girardo, direttore del quotidiano Avvenire e Stefano Bardari, presidente DonK ODV. La moderazione è affidata allo psichiatra Marco Bertoli.
Il senso dell’incontro
L’evento non nasce per negare i fatti o minimizzare i problemi: al contrario, vuole tenere insieme realtà e comprensione, cronaca e lettura dei fenomeni, senza fermarsi all’impatto emotivo immediato, “La paura è un’emozione universale: non si tratta di stabilire se sia giusta o sbagliata, ma di capire se e come si possa attraversare”, come anticipa Marco Bertoli, che guiderà il dialogo.
“Esistono eventi e problematiche che generano paura, anche nel nostro territorio. Proprio per questo è importante non fermarsi al dito, ma guardare la luna: cercare di capire i fenomeni è già un modo per ridurre l’angoscia e prevenire nuove fratture sociali”. L’incontro affronterà anche la dimensione culturale e comunicativa del tema. “Una parte della paura che viviamo è reale, un’altra parte viene costruita o deformata dal modo in cui i fatti vengono raccontati. Distinguere è fondamentale: senza comprensione la paura prepara altra paura”, spiega Bertoli.
Accanto alla riflessione pubblica e giornalistica, verrà portata anche un’esperienza concreta di lavoro sul territorio, legata alla presa in carico delle fragilità e dei traumi. “Non basta analizzare la paura: serve indicare strade. Parleremo di percorsi possibili, come quelli di Donk, perché una comunità più sicura è anche una comunità che sa prendersi cura delle sue ferite”.












Ciao mondo!