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IL BATTIRAME TORNA A VIVERE: INAUGURATA L’OFFICINA DELLO SPORT, TRA SPORT, NATURA E MEMORIA DELLA CITTÀ

By Maira Trevisan
6 Settembre 2026
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Pordenone, 6 settembre 2026 – Si è svolta questa mattina, alle ore 12.15, in via della Colonna, l’inaugurazione dell’Officina dello Sport – Ex Battirame, il nuovo polo sportivo e di aggregazione nato dal recupero dell’antico edificio affacciato sul laghetto di San Carlo. Alla cerimonia, che si è conclusa con il taglio del nastro, hanno preso parte il sindaco di Pordenone Alessandro Basso, l’assessore regionale Cristina Amirante, l’europarlamentare Alessandro Ciriani e Daniele Molmenti, presidente del Canoa Club Naonis, l’associazione a cui è stata affidata la gestione della struttura. Presenti anche le autorità civili, militari e religiose, i rappresentanti delle associazioni del territorio e numerosi cittadini, in una giornata che ha restituito alla città uno dei luoghi simbolo della sua storia produttiva.

Conosciuto anche come il maglio delle Roje, l’edificio ha una storia che risale al 1492, quando le prime testimonianze ne attestano l’esistenza come maglio, mentre nel 1542 le fonti documentano un efficiente battirame legato al sistema delle rogge cittadine. Distrutto da una piena nell’aprile del 1772, fu ricostruito nel giro di pochi mesi, e nel 1888 divenne officina elettrica: sfruttando un salto d’acqua di 7 metri, fu la prima centrale idroelettrica di Pordenone. Durante la Seconda guerra mondiale l’edificio servì come rifugio antiaereo, per poi diventare deposito di olio pesante destinato ai forni della ceramica; l’attività produttiva si chiuse nel 1969, con la disattivazione della centrale e della fabbrica. Una testimonianza plurisecolare di archeologia industriale che lo strumento urbanistico comunale individua tra le tipologie edilizie da conservare come memoria del passato produttivo della città. Il recupero, sostenuto dai fondi PNRR e dal programma Pinqua per un investimento complessivo di circa 2,5 milioni di euro, ha intrecciato restauro conservativo e nuove funzioni, restituendo alla comunità un luogo per decenni dimenticato tra la vegetazione, con la sola ciminiera storica a segnalarne la presenza.

Ad aprire la cerimonia è stato Daniele Molmenti, che ha ricordato il legame personale con il quartiere e con la storia del luogo: «Chi è cresciuto in questo quartiere, come me, ricorda bene che cos’erano l’ex Battirame e tutta quest’area. Per tanti anni questi luoghi sono stati lasciati all’incuria e allo scorrere del tempo, al punto che, quando eravamo ragazzi, la raccomandazione dei genitori era semplice: ‘Lì non avvicinatevi’. Dove un tempo ci dicevano di stare lontani, oggi possiamo finalmente dire ai nostri figli, alle nostre famiglie e ai nostri anziani: venite, entrate, questo luogo è vostro, vivetelo. Il Comune può investire risorse, recuperare un edificio, sistemare un parco, ma poi serve qualcosa che non si può mettere in nessun progetto: serve l’amore delle persone per i luoghi in cui vivono, serve una comunità che senta questo spazio come proprio. Qui faremo canoa, SUP, ma anche yoga, ginnastica, fitness, corsa campestre e molto altro, perché il movimento, la natura e la socialità non hanno età. Vogliamo che il Battirame sia un luogo aperto, condiviso con le associazioni del territorio che già oggi lo animano insieme a noi».

Il sindaco Alessandro Basso ha sottolineato il significato dell’operazione per la città: «Oggi inauguriamo un posto meraviglioso, un vero paradiso che nasce da un percorso avviato da chi mi ha preceduto, Alessandro Ciriani, e portato avanti con il lavoro quotidiano della squadra amministrativa, a partire dall’assessore Diomede, che ha seguito con dedizione un intervento capace di restituire alla città un sito storico, economico e industriale particolarmente riuscito. Il progetto di oggi si inserisce in una visione più ampia, che guarda al percorso che da gennaio vedrà Pordenone protagonista come capitale italiana della Cultura 2027: una città che deve continuare a raccontarsi attraverso il verde, lo sport e la sostenibilità vissuta ogni giorno, non solo nei convegni. Quando fondi pubblici, Comune, Regione e PNRR vengono utilizzati per una finalità collettiva, che riguarda tutti indistintamente dai giovani agli anziani, credo che sia stato fatto un buon lavoro. Quello di oggi non è un punto di arrivo, ma uno dei tanti punti di partenza che ci siamo dati per la nostra città».

Per la Regione Friuli Venezia Giulia è intervenuta l’assessore Cristina Amirante, che ha ripercorso le origini del progetto: «Ricordo bene quando stavamo ancora progettando la ciclabile che attraversa parco San Carlo, quando osservavamo i ruderi ormai seminascosti dalla vegetazione, con la ciminiera a segnalare quello che restava delle officine idrauliche di una città manifatturiera già dal 1800. Quella suggestione è stata uno stimolo fortissimo per avere un progetto pronto quando sono arrivate le opportunità di finanziamento del PNRR e del fondo Pinqua. Pordenone è una capitale di rigenerazione urbana, capace di restituire alla vita luoghi che sembravano perduti, ridando alle persone spazi che tornano a essere frequentati e vissuti. Sono davvero orgogliosa di essere qui oggi e di ringraziare tutti coloro che continueranno a rendere vivo questo luogo attraverso lo sport, la socialità, l’incontro e l’aggregazione».

Ha chiuso gli interventi l’europarlamentare Alessandro Ciriani, che da sindaco diede avvio all’iter di recupero dell’edificio: «Quest’opera nasce quasi per caso, mentre stavamo facendo i sopralluoghi per la riqualificazione del percorso ciclopedonale e la sistemazione della roggia, quando ci accorgemmo di un manufatto ormai divorato dalla vegetazione. Capimmo subito che rappresentava un pezzo della storia e dell’identità di questa città, la prima centrale idroelettrica di Pordenone. Da lì la sfida di trovare i fondi giusti, il PNRR con il fondo Pinqua, e di costruire un progetto capace di raccontare un contesto che mette insieme natura, storia e manifattura. L’idea è sempre stata questa: restituire ciò che Pordenone offriva un tempo e che il tempo aveva fatto dimenticare. Qui però la fa da protagonista la determinazione di un uomo come Daniele Molmenti, capace di dire sì anche quando non c’è nulla da guadagnare. È un luogo di comunità, un luogo in cui vivere: si potrà correre, fare la doccia, provare l’esperienza della canoa sulle nostre acque. In un’epoca in cui tutto corre veloce e si standardizza, trovarsi in un luogo così bello e stare insieme è un regalo meraviglioso».

L’Officina dello Sport apre così una nuova fase per l’area di parco San Carlo: gestita dal Canoa Club Naonis, la struttura ospiterà attività sportive tradizionali e non tradizionali, dalla canoa allo yoga, ed è già oggi punto di riferimento per numerose realtà del territorio, dalle associazioni sportive ai gruppi di runner e cicloturisti, in un progetto di rigenerazione urbana che l’amministrazione comunale porta avanti in vista del percorso verso Pordenone capitale italiana della Cultura 2027.

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