Case di comunità: i numeri dicono che iniziano a funzionare. Le professioni sanitarie e sociali: “Ci lavoriamo ogni giorno, i cittadini le stanno frequentando. Il modello si perfeziona sul campo, non a tavolino”. Ora basta ostacoli sindacali
Le Case di comunità iniziano a dare risposte, e lo diciamo con i numeri, non con gli slogan: oltre 20.000 professionisti delle professioni sanitarie e sociali che rappresentiamo ci lavorano ogni giorno nelle Case di comunità del Friuli Venezia Giulia, e danno risposta concreta a quella fetta di bisogno sanitario e sociale — spesso intrecciato — con cui i cittadini si presentano. I cittadini stanno imparando a conoscere le Cdc e a frequentarle. Questa è la realtà sul campo, non un’opinione.
Il modello è certamente perfettibile. Ma lo si perfeziona lavorandoci dentro, correggendo quello che non va man mano che emerge, non restando fermi in attesa dell’accordo ideale mentre il sistema continua a perdere pezzi.
Il punto di fondo, del resto, è semplice: il modello delle cure primarie non può più coincidere con un’unica figura, quella del medico di medicina generale. Deve essere un modello di team interprofessionali, dove infermieri, fisioterapisti, professionisti sanitari e tecnici della riabilitazione e della prevenzione, ostetriche e assistenti sociali condividono con il medico la responsabilità della presa in carico. Continuare a pensare le cure primarie attorno a un solo professionista significa restare ancorati a un’idea di salute che i bisogni reali dei cittadini hanno già superato.
In questa regione, peraltro, questo modo di lavorare insieme esisteva già, nei fatti, prima ancora di essere formalizzato: è un lavoro silenzioso ma essenziale, che i professionisti sanitari e sociali portano avanti da tempo sul territorio. Oggi si tratta semplicemente di recepirlo e metterlo nero su bianco, in coerenza con la normativa nazionale. Questo lavoro non può essere messo in discussione, né tenuto in ostaggio di una vertenza sindacale che riguarda altro.
Ma proprio per questo va detto con altrettanta chiarezza anche ai professionisti che qui rappresentiamo: se il metodo diventasse solo alzare la voce, e ventimila persone si mettessero a rivendicare esclusivamente diritti, senza un pari senso del dovere, il problema si sposterebbe semplicemente di lato. Serve responsabilità, da tutte le parti in causa, non solo pretese.
I medici di medicina generale devono esserci, e la maggior parte di loro lo sa bene: sa che questo modello ha bisogno di interprofessionalità reale, non di silos sterili separati gli uni dagli altri. Ma se una parte della rappresentanza sindacale continua a frenare, il servizio sanitario regionale ha le risorse professionali per trovare comunque una soluzione organizzativa: il Friuli Venezia Giulia non manca di medici. Le risposte ai cittadini non possono restare subordinate a un balletto sindacale che si trascina da mesi.
Ai sindacati che ancora oggi frenano diciamo con chiarezza: è il tempo delle innovazioni, non quello delle resistenze. Smettetela di mettere ostacoli! La parte più consistente del sistema è già pronta a lavorare con questo modello, che ha un quadro normativo nazionale ben definito.
Sottoscrivono:
Coordinamento regionale degli Ordini delle Professioni Infermieristiche (OPI TS, GO, UD, PN) Dott. Luciano Clarizia
Ordine Regionale dei Fisioterapisti FVG Dott.ssa Melania Salina
Ordine dei Tecnici Sanitari di Radiologia Medica e delle Professioni Tecniche, della Riabilitazione e della Prevenzione del FVG Dott. Marvin Rida
Ordine della Professione Ostetrica UD-PN Dott.ssa Patrizia Milia
Ordine della Professione Ostetrica TS-GO Dott.ssa Maura Degrassi
Ordine Assistenti Sociali FVG Dott.ssa Susanna Cilitti











Ciao mondo!