Api – Confagricoltura, necessaria la tracciabilità del pesce anche nell’Ho.Re.Ca.

L’Associazione Piscicoltori Italiani (Api) di Confagricoltura, interviene nuovamente chiedendo la necessaria tracciabilità per il pesce che viene consumato dal settore Ho.Re.Ca.
«I consumatori continuano a guardare con una certa diffidenza il pesce allevato considerandolo di bassa qualità – così il presidente Api, Matteo Leonardi -. Una problematica che si può risolvere con una maggiore informazione ma, soprattutto, attraverso lo strumento della tracciabilità che, purtroppo, si ferma ai banchi della Gdo e non arriva nel settore Ho.Re.Ca. E poiché il 60% del pesce in Italia viene consumato fuori casa, il consumatore la maggior parte delle volte non sa cosa mangia o, meglio, siccome la percentuale di pescato è inferiore al 5% di quanto consumiamo, mangia un buon prodotto di acquacoltura convinto che sia pescato. Bisognerebbe estendere l’obbligo di tracciabilità, sia per noi, sia per la pesca, al prodotto che viene offerto ai consumatori nei ristoranti, nei servizi di catering e nelle mense. E per fare questo serve un intervento del Governo – spiega Leonardi -. Non è semplice, ma in alcuni Paesi, come la Francia, sono riusciti a fare questa operazione con la carne bovina. Una norma a livello comunitario è stata frenata in passato, a causa della forte opposizione dei trasformatori».
In Italia, la filiera ittica vale 3,5 miliardi di euro e, di questi, 400 milioni di euro sono generati dall’acquacoltura. In Friuli Venezia Giulia, il valore prodotto dalla filiera ittica è di circa 150 milioni di euro (con oltre l’85% derivato dagli allevamenti) e rappresenta il 5,9% della produzione agricola regionale.
L’Api, inoltre, lamenta come, l’aumento dei costi energetici, stia mettendo in seria difficoltà le imprese associate in un momento in cui avrebbero la necessità di guardare con serenità alle prossime sfide: la semplificazione burocratica, la tutela delle produzioni nazionali dalla concorrenza internazionale, la necessità di manodopera con adeguata formazione professionale, l’informazione al consumatore e la promozione. Strumenti necessari per liberare tutto il potenziale del settore dell’acquacoltura, che svolge un ruolo importante anche in termini di sovranità e sicurezza alimentare.













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