L’on. Cisint sull’acquisizione del centro islamico Darus Salaam da parte del Comune

Riportiamo la dichiarazione di Anna Maria Cisint
“Il Comune proseguirà con determinazione nella difesa della legalità urbanistica e nella tutela dell’interesse pubblico – dichiara il consigliere incaricato alla lotta all’islamizzazione e europarlamentare Anna Maria Cisint. Ogni azione intrapresa è stata ed è improntata al pieno rispetto delle norme italiane, nell’ottica di garantire la sicurezza, il decoro e l’uso corretto degli immobili sul territorio comunale”
“Lo stabile è stato acquisito perché il Darus Salaam ha violato ripetutamente l’ordinanza comunale – già confermata dal Consiglio di Stato – che vieta lo svolgimento di preghiere in locali con destinazione d’uso diversa, come previsto dalla normativa regionale.
Siamo in Italia: il rispetto della legge e delle sentenze è il fondamento della democrazia e tutela l’intera comunità. Le norme urbanistiche e il Piano Regolatore non sono semplici formalità: servono a garantire equilibrio e ordine nella città. Un abuso edilizio non colpisce solo la burocrazia, ma incide sui diritti e le libertà di tutti i cittadini. Stiamo continuando a lavorare per tutelare la nostra città e l’acquisizione dell’immobile lo dimostra chiaramente e trova ulteriore conferma nella sentenza del TAR del 25 luglio scorso, che ha riconosciuto come «l’Amministrazione comunale risulta aver fatto buon governo della disciplina normativa».
La realizzazione di un centro islamico – come qualunque luogo di culto – non è di competenza comunale perché non si tratta di un servizio pubblico, bensì di un interesse privato. Se fosse il contrario, chiunque potrebbe chiedere all’Amministrazione di trovare un luogo per svolgere la sua attività professionale; anche il lavoro è un diritto presente in Costituzione, ma come quello di culto, il suo esercizio deve sottostare alla legge e al piano regolatore.
Il vero nodo, a livello nazionale, è l’assenza di un’Intesa tra lo Stato e la confessione islamica, prevista dall’articolo 8 della Costituzione ma mai raggiunta, non certo per responsabilità dell’Italia, bensì per la difficoltà, da parte delle organizzazioni islamiche, di accettare il pieno rispetto delle nostre leggi anziché della Sharia. Questa mancanza impedisce di avere luoghi di culto ufficiali, perché mancano regole chiare su aspetti fondamentali: dalla gestione dei flussi economici alla pubblicazione dei bilanci, fino alla verifica di ciò che viene predicato all’interno.”













Ciao mondo!