“Il recupero nel segno dell’identità: dal Livenza all’Arzino a 50 anni dal terremoto”

Cavasso Nuovo – “Alle crepe nei muri e degli animi, a chi ha sanato entrambi… a chi ha e si è ricostruito”: coinvolgente il pensiero del sindaco di Cavasso Nuovo, Michele Bier, espresso nel frontespizio del libro che racconta, grazie ad un lavoro certosino fondato sulla documentazione tecnica e fotografica, la ricostruzione attraverso gli interventi in 21 Comuni della montagna e Pedemontana pordenonese. “Il recupero nel segno dell’identità: dal Livenza all’Arzino a 50 anni dal terremoto” è un volume unico nel suo genere che, promosso dal Comune di Cavasso Nuovo con il contributo della Regione FVG e presentato nella sala polifunzionale a Cavasso Nuovo, mette al centro le soluzioni progettuali adottate per restituire vita ai borghi storici, alle case a ballatoio, alle corti rurali. Il volume è stato realizzato da City Advertising di Elena Iuri, conduttrice della serata, e dalla redazione di Esplora&Ama con Lucia Braida per il coordinamento editoriale, Francesco Pesante per il progetto grafico e impaginazione e Ferdi Terrazzani per la foto di copertina.
Memorie da tramandare
Si tratta di una preziosa documentazione che per la prima volta – partendo dalle immagini d’epoca, passando per le piantine catastali fino alla ricostruzione degli edifici ad uso abitativo – diventa strumento di conoscenza accessibile a tecnici, amministratori, studiosi e cittadini. Questo volume, presentato dall’architetto Giampiero Calligaro che firma l’introduzione dell’opera, è l’attestazione di una precisa cultura del progetto basata sull’intervento che non cancella l’identità, bensì innova senza alterare il tessuto storico-paesaggistico e l’anima degli edifici. “La Regione FVG rinnova con questa pubblicazione il proprio impegno affinché il patrimonio edilizio storico continui ad essere riconosciuto come una risorsa strategica – evidenzia nel prologo Cristina Amirante, assessore regionale alle Infrastrutture e Territorio – per lo sviluppo sostenibile del territorio: la qualità della ricostruzione di ieri costituisce ancora oggi il migliore riferimento per progettare il domani”. Nell’opera si osserva il volto di ieri e di oggi dei Comuni di Polcenigo, Aviano, Montereale-Valcellina, Maniago, Fanna, Cavasso Nuovo, Arba, Vivaro, Andreis, Barcis, Claut, Frisanco, Meduno, Tramonti di Sotto, Tramonti di Sopra, Sequals, Travesio-Toppo, Clauzetto, Castelnovo del Friuli, Pinzano al Tagliamento, Vito d’Asio.
Voci delle Istituzioni e delle Comunità – Le dichiarazioni
Ad aprire la cerimonia il sindaco di Cavasso Nuovo, Michele Bier che ha formulato un auspicio: “Questa opera resterà ai posteri: i giovani devono sapere”. Il consigliere regionale Lucia Buna ha evidenziato come “questo libro testimoni il territorio tramite le immagini uniche: questa è una delle valli che ha maggiormente sofferto il sisma del ’76: con energia e forza è stato ricostruito quello che era stato distrutto”, mentre il consigliere regionale Markus Maurmair ha voluto sottolineare anche, grazie agli emigrati friulani, il ruolo degli americani che hanno destinato fondi per la ricostruzione. A rilevare come il modello Friuli abbia funzionato sotto l’aspetto amministrativo e non solo è stato il vicepresidente dell’Associazione Sindaci Rudy De Zorzi che ha rimarcato un passaggio cruciale: “Dobbiamo ricordare altresì i modelli matematici sviluppati sul nostro territorio per la tenuta antisismica”.
L’imponente ricostruzione post-terremoto deve essere letta non soltanto come un’opera di ingegneria e di edilizia, bensì anche come uno straordinario recupero identitario: fra le 123 pagine dell’opera si respira, grazie alle scelte lungimiranti del passato, la peculiarità rimasta intatta di ogni singolo centro abitato: questa l’eredità consegnata dall’assessore alla cultura di Cavasso Nuovo, Ancilla Canderan, alle giovani generazioni: “Non abbiamo di fronte solo un registro di ciò che è stato, bensì uno strumento di memoria duratura”, pensiero questo che rieccheggia anche nel principio “dove era e come era” ribadito nell’intervento di Giuliano Cescutti, presidente della Comunità di montagna delle Prealpi friulane orientali, nelle parti introduttive della pubblicazione.
Recupero e valorizzazione: il binomio della rinascita
Alcune “ferite edilizie lasciate da alcune demolizioni affrettate”, però, non sono mancate. A rilevarlo Emanuele Zanon, vicesindaco di Cavasso Nuovo, che però ha elogiato la salvaguardia resa possibile dall’articolo 8 della legge regionale 30 del ’97 che ha introdotto il “concetto di recupero e valorizzazione dei criteri storici ed etnici con cui si sono messe le barriere alle logiche di delocalizzazione ed omologazione”. In questo modo il patrimonio edilizio tradizionale non era più visto come un “semplice insieme di edifici, ma una componente essenziale dell’identità culturale, storica e paesaggistica della nostra regione”. Rientrano in questo filone l’introduzione e l’applicazione di nuove tecniche costruttive di consolidamento e adeguamento strutturale precedentemente poco o per nulla utilizzate. “Questo tipo di interventi standardizzati di consolidamento degli elementi strutturali – spiega all’inizio del libro l’ingegnere Piermarino Francescon – hanno consentito il recupero del vasto patrimonio edilizio esistente”.
A conclusione della cerimonia l’assessore alla cultura Ancilla Canderan ha dato spazio alle testimonianze dirette di due vigili del Contingente di Soccorso del 1976 che hanno vissuto la tragedia del sisma. Come iniziativa collaterale si è tenuta la presentazione della mostra fotografica collettiva “Apocalisse” di Andrea Schettin e Riccardo Brunetti a cura di Boris Brollo, presentata da Annamaria Poggioli.
L’operazione di recupero della memoria non è soltanto celebrativa ma assurge a linfa vitale per mantenere viva la testimonianza.













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