A Marano pesca dei fasolari sempre più in crisi. Cisint: al vaglio l’idea di un tavolo tecnico con il Ministero

Marano, 14 agosto – Una serie di condizioni sfavorevoli stanno facendo sparire i molluschi, non solo a Marano ma in tutto il Friuli Venezia Giulia. Il calo riguarda anche i fasolari, da sempre uno dei simboli della pesca maranese. Un quadro complesso, quello emerso nell’incontro tra l’europarlamentare Anna Maria Cisint, e i rappresentanti dei pescatori di Marano. “lo scorso anno è stato perso oltre un milione euro di indotto tra Marano e Grado e in regione sono rimaste appena 32 imbarcazioni impegnate nella pesca specializzata ai molluschi. Pescare oggi non è più economicamente sostenibile, si sopravvive a malapena” , ha spiegato Achille Ghenda, responsabile regionale Confcooperative agroalimentare e pesca, intervenuto insieme a Marino Reggeni, presidente del consorzio fasolari COGEMO. Oltre a Cisint, presenti anche l’on. Graziano Pizzimenti, il vicesindaco Sandro Ceccherin e il segretario comunale Martina Rossi.
«Alcune imbarcazioni sono bloccate in porto da più di due anni», ha dichiarato Reggeni.
Una situazione che, secondo Cisint, richiede un intervento anche a livello europeo. «La Regione Friuli Venezia Giulia è stata in questi anni molto vicina alla categoria, anche grazie alla sensibilità dell’assessore Stefano Zannier, e continua a esserlo. Purtroppo la situazione è sempre più preoccupante. L’Unione europea ha riservato ai pescatori un approccio ideologico, considerandoli saccheggiatori di risorse ittiche e inquinatori dei mari, e questo ha creato gravissimi problemi al comparto. L’eliminazione del Fondo europeo per gli affari marittimi, la pesca e l’acquacoltura (FEAMPA) e i drastici tagli, pari al 66% delle risorse, proposti dalla Commissione europea per il bilancio 2028-2034, dimostrano chiaramente come la linea ideologica del Green Deal continui a essere il riferimento dei burocrati di Bruxelles. Le mie proposte legislative, che vanno dal ripristino del Fondo per la pesca allo stanziamento di oltre 7 miliardi di euro, rischiano di restare sulla carta se non saranno adeguatamente sostenute anche dagli Stati membri, in sede di Consiglio Agrifish”, evidenzia Cisint. “Ora più che mai è necessario giocare di squadra, anche a livello interregionale. Vanno proposti e condivisi progetti comuni da parte di enti e categorie. Il problema dei molluschi coinvolge, ad esempio, tutto l’Alto Adriatico: serve una strategia più ampia”. In questa direzione è emersa anche l’ipotesi di istituire un tavolo tecnico che coinvolga il Ministero, tutte le regioni del comparto Alto Adriatico e le rappresentanze delle categorie. L’obiettivo è quello di mettere a confronto dati, criticità, proposte, e costruire una strategia comune per affrontare il progressivo calo dei molluschi e sostenere il futuro di questa pesca.














Ciao mondo!