ELECTROLUX, CIRIANI (FDI-ECR): “DIFENDERE PORCIA E IL NORD EST. SUL CBAM UE NON PENALIZZI CHI PRODUCE IN EUROPA”

“Il caso Electrolux è un campanello d’allarme che nessuno può permettersi di sottovalutare. Parliamo di lavoratori, famiglie, stabilimenti strategici e di un intero indotto produttivo che rappresenta una parte fondamentale dell’economia del Friuli Venezia Giulia e del Nord Est. Il piano annunciato dall’azienda, con 1.700 esuberi in Italia, è inaccettabile. Bene la linea assunta dal Governo Meloni che ha chiesto un nuovo piano industriale senza licenziamenti collettivi e fondato su investimenti, innovazione e tutela della capacità produttiva italiana”. Lo dichiara Alessandro Ciriani, eurodeputato di Fratelli d’Italia-ECR.
“Ma la crisi Electrolux – aggiunge Ciriani – ci dice anche qualcosa di più ampio: l’industria europea non può essere lasciata sola di fronte a regole che, nate formalmente per difendere ambiente e competitività, rischiano invece di trasformarsi in un boomerang contro chi produce in Europa. È in questo quadro che si inserisce il tema CBAM, che va affrontato urgentemente e senza ipocrisie. Oggi si rischia un paradosso gravissimo: componenti, parti e semilavorati importati e utilizzati nella produzione europea possono subire un aggravio di costi legato al carbonio, mentre il prodotto finito realizzato in Paesi extra-UE, come ad esempio in Cina, e importato nell’Unione non è sottoposto allo stesso trattamento. È un controsenso evidente, che penalizza il Made in Europe, premia chi delocalizza e indebolisce proprio quelle filiere industriali che l’Europa dice di voler proteggere”.
“È proprio su questo – sottolinea Ciriani, che sta seguendo il dossier per il gruppo ECR-Fratelli d’Italia – che stiamo lavorando al Parlamento europeo, nel negoziato sulla revisione del CBAM. La proposta oggi sul tavolo, che riguarda anche l’estensione del meccanismo ai prodotti a valle e il rafforzamento delle misure anti-elusione, rappresenta una partita decisiva per il futuro della manifattura europea. La revisione del CBAM significa impedire che le nostre imprese paghino il prezzo della transizione mentre prodotti finiti e componenti importati da Paesi extra-UE entrano nel mercato europeo senza oneri equivalenti. Se questa distorsione non verrà corretta, il rischio è che l’Europa finirà per tassare la propria industria e lasciare un vantaggio competitivo a chi produce fuori dai nostri confini”.
“Se vogliamo difendere stabilimenti come Porcia, Susegana e l’intera filiera dell’elettrodomestico, l’Europa deve garantire condizioni di concorrenza eque. Non si può chiedere alle imprese europee di sostenere costi ambientali, energetici e regolatori sempre più alti e poi consentire l’ingresso di prodotti finiti extra-UE che non rispettano standard equivalenti. Non è difesa dell’ambiente: è concorrenza sleale contro i nostri lavoratori e contro la nostra industria. Una transizione costruita in questo modo non riduce le emissioni globali: sposta semplicemente la produzione, l’occupazione e il valore aggiunto fuori dall’Europa”.
“Per questo – conclude Ciriani – la revisione del CBAM riguarda direttamente il futuro di stabilimenti come Porcia, Susegana e di tutta la filiera dell’elettrodomestico. Se l’Europa vuole davvero difendere la propria base industriale, deve correggere subito regole che oggi rischiano di penalizzare proprio chi produce, investe e dà lavoro nei nostri territori. Electrolux presenti un nuovo piano industriale che non preveda licenziamenti collettivi, noi continueremo a fare la nostra parte, a Roma come a Bruxelles, per difendere Porcia, il Nord Est produttivo, il Made in Italy e il Made in Europ














Ciao mondo!