DL BOLLETTE, CONFAGRICOLTURA: NECESSARIE MODIFICHE

L’Italia non può rinunciare a un’importante produzione elettrica rinnovabile al 100% nazionale, il cui utilizzo ha forte valenza ambientale e garantisce una parte di rilievo dell’economia agricola e delle aree interne. A maggior ragione in un quadro geopolitico che sta producendo forti aumenti dei prezzi del gas, in grado di limitare gli impatti positivi della riduzione dei costi in bolletta previsti dalla misura. Lo ha ribadito Confagricoltura nell’audizione alla X Commissione Attività produttive della Camera dei Deputati sul “Decreto Bollette” varato dal Governo.
Pur condividendo la necessità di individuare soluzioni per diminuire il costo dell’energia elettrica in Italia per imprese e cittadini, Confagricoltura evidenzia che occorre farlo gradualmente, intervenendo a più livelli e tenendo anche conto che l’investimento nelle rinnovabili ha effetti tangibili sulla decarbonizzazione e sulla sostenibilità del Paese. Il biogas e le biomasse contribuiscono per circa l’11% alla produzione elettrica rinnovabile.
In Friuli Venezia Giulia sono una novantina gli impianti a biogas con taglia media di 700 kW e sono alimentati soprattutto con prodotti agricoli poiché hanno una composizione più uniforme e ciò semplifica la gestione. La maggior parte degli impianti viene alimentato con un misto di reflui zootecnici e insilati di cereali. Nel corso degli ultimi anni i processi di digestione anaerobica hanno avuto un notevole sviluppo e numerose sono state le esperienze di utilizzo di differenti biomasse. Ad oggi sono utilizzabili liquami zootecnici, biomasse da colture dedicate, fanghi di depurazione, frazione organica dei rifiuti urbani, residui agricoli e rifiuti dell’industria agroalimentare.
Gli impianti per la produzione di biometano, sono una quindicina.
Non contrastare, ma valorizzare e sostenere le risorse locali
La situazione internazionale, anche in seguito ai recenti drammatici sviluppi bellici, impone il miglioramento dell’autosufficienza energetica valorizzando le risorse locali. L’articolo 5 del Decreto-legge, invece, non è in linea con questi obiettivi, poiché prevede la riduzione progressiva dei prezzi minimi garantiti (PMG) per la generazione elettrica a biogas, biomasse e bioliquidi a partire dal 2026 fino a un azzeramento dal 1° gennaio 2031.
Il décalage per il meccanismo dei PMG introdotto con il Decreto cancella tutto il faticoso lavoro, anche da parte delle stesse amministrazioni pubbliche centrali, a tutela delle filiere agroenergetiche – ha sottolineato Confagricoltura –. Filiere che hanno assunto un valore strategico per l’economia dei territori, per la gestione sostenibile dei residui agricoli e forestali e per il rispetto alle normative ambientali sulla qualità delle acque, del suolo e dell’aria.
Le proposte avanzate da Confagricoltura sul Decreto-legge si declinano in una serie di misure correttive all’articolo 5 che vanno nella direzione di un sostegno, e non di contrasto alla filiera delle agroenergie. Per Confagricoltura, insomma, è necessaria una profonda riflessione su quanto previsto dall’articolo in questione, non escludendo neanche il posticipo alla sua applicazione.












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