MEDICI IN FUGA, IL FVG NON PERDA ANCHE QUELLI CHE POTREBBERO RESTARE. Liguori: «L’organizzazione delle Case di Comunità non diventi un ulteriore motivo per lasciare, disperdendo competenze ed esperienza»

«I numeri diffusi da Anaao Assomed devono far riflettere, soprattutto in Friuli Venezia Giulia. Il nostro è infatti tra i territori nei quali il fenomeno delle dimissioni dei medici risulta particolarmente significativo rispetto ai pensionamenti». A dirlo è Liguori commentando i dati dello studio Anaao Assomed sulla demografia dei medici ospedalieri. Nel 2025 in Italia le dimissioni volontarie dei medici ospedalieri hanno raggiunto 3.767, superando i 2.876 pensionamenti. In 12 regioni su 20 le dimissioni hanno superato i pensionamenti e tra le situazioni più marcate viene indicato anche il Friuli Venezia Giulia. «Il dato che più deve far riflettere – sottolinea Liguori – è che non si tratta semplicemente di medici che arrivano alla fine della loro carriera. Secondo l’indagine, l’età media di chi lascia il Servizio sanitario pubblico è intorno ai 48 anni: professionisti nel pieno della maturità professionale, con esperienza e competenze che il sistema non può permettersi di perdere». Secondo Anaao Assomed, nel 2025 per ogni 100 medici assunti a tempo indeterminato, 43 hanno presentato le dimissioni e 77 sono complessivamente usciti dal sistema pubblico, considerando anche pensionamenti e altre cause.
«Questi numeri ci dicono che – continua Liguori – non è sufficiente parlare di nuove assunzioni se contemporaneamente perdiamo professionisti che già lavorano nel nostro sistema sanitario. Il problema non è soltanto quanti medici entrano, ma anche perché alcuni scelgono di uscire».
Un ulteriore elemento di attenzione riguarda la medicina territoriale, dove si stanno manifestando alcune situazioni di professionisti che, pur avendo ancora la possibilità di proseguire l’attività, stanno valutando di lasciare il servizio anche in relazione ai nuovi assetti organizzativi nelle Case di Comunità. «È un aspetto che merita di essere letto e considerato – osserva Liguori – perché quando un professionista che potrebbe continuare a lavorare valuta di interrompere l’attività, è necessario interrogarsi anche sull’impatto delle modalità organizzative adottate».
«Il quadro che emerge ci consegna una pesante eredità della gestione Fedriga-Riccardi per quanto riguarda il personale sanitario che deve fare i conti con carichi di lavoro, difficoltà organizzative e una crescente fatica a rimanere nel sistema pubblico» conclude Liguori.














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