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Inaugurata al Castello di Udine la mostra “Terremoti e Trasformazioni”. Un racconto tra fotografia, scienza e memoria a cinquant’anni dal sisma del Friuli

By Maira Trevisan
16 Luglio 2026
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La traccia del sismografo posto a metri di profondità, in Grotta Gigante, l’unico sistema di rilevazione attivo il 5 maggio del 1976. Lo scatto del 1928 a Verzegnis, che ritrae quattro bimbi, di cui uno in fasce, seduti ai piedi di una tenda, dopo il sisma che aveva colpito il Tolmezzino. L’ingresso monumentale del Palazzo del Governo di Lubiana, ricostruito com’era e ritratto ai nostri giorni. Gli abbracci, le lacrime, i dettagli del trauma interiore di chi ha vissuto l’Orcolat. Ma anche le foto storiche di Udine e del Friuli, una stazione di rilevazione predisposta dall’OGS e alcuni disegni seicenteschi del Castello esposti per la prima volta. Questa è solo una piccola anteprima della mostra “Terremoti e trasformazioni. Fotografia e scienza sul crinale del 1976 in Friuli”, inaugurata oggi nel Salone del Parlamento e in alcune sale della Galleria d’Arte Antica del Castello di Udine.

Alla presentazione sono intervenuti l’assessore alla Cultura Federico Pirone, i curatori Silvia Bianco, Antonio Giusa e Andrea Pertoldeo, insieme a tre dei quattro fotografi protagonisti dell’esposizione: Olivo Barbieri, Marina Caneve e Davide Degano.

Nel corso degli interventi è stato sottolineato come l’obiettivo del progetto sia stato quello di costruire una mostra di ricerca, interamente ideata e prodotta in Friuli per questa occasione, capace di superare la retorica della commemorazione. La sfida curatoriale è stata quella di intrecciare materiali storici, fotografie d’archivio e documenti scientifici con le ricerche originali commissionate a quattro autori contemporanei, dando vita a un allestimento ibrido in cui fotografia, storia e scienza dialogano continuamente.

La mostra, visitabile dal 17 luglio al 18 ottobre 2026 negli spazi del Castello di Udine, nasce dalla collaborazione tra i Civici Musei del Comune di Udine e il Centro di Ricerca e Archiviazione della Fotografia (CRAF), con l’Istituto Nazionale di Oceanografia e di Geofisica Sperimentale (OGS) e La Cineteca del Friuli, e propone una riflessione inedita sul terremoto del 1976, non come semplice ricorrenza commemorativa ma come punto di osservazione privilegiato per leggere le profonde trasformazioni del territorio friulano.

Come ha evidenziato l’assessore alla Cultura Federico Pirone: «Il nostro sforzo è stato quello di concepire un progetto espositivo originale che aiutasse a riflettere sull’eredità del terremoto e sulle trasformazioni del nostro Friuli e delle comunità, senza alcuna forma di retorica. Abbiamo chiesto a quattro fotografi affermati, che non hanno esperienza del sisma del 1976, di dare una visione contemporanea e laterale sul Friuli di oggi. A questo abbiamo affiancato un confronto con la storia e la sua documentazione, conservata in molti dei nostri spazi cittadini, dai Civici Musei alla Biblioteca. Chi la visita può trovare diversi livelli di lettura e grazie a questa stratificazione può fare una sua personale riflessione su queste tragedie, in particolare sulla loro eredità. Abbiamo voluto fare una scelta di rottura, andando oltre l’amarcord scontato. Il Friuli di oggi è figlio di quel terremoto, ma dopo 50 anni è radicalmente cambiato e deve trovare la sua nuova chiave di affermazione, anche a partire dalla memoria. Un obiettivo colto a pieno dagli artisti coinvolti e dai curatori, che insieme a Fondazione Friuli e Banca di Udine hanno creduto in questo progetto. A tutti loro va il nostro ringraziamento».

Il percorso espositivo si sviluppa lungo tre linee del tempo – culturale, paesaggistica e sismologica – che accompagnano il visitatore dalla seconda metà dell’Ottocento fino alla contemporaneità, con qualche incursione in periodi antecedenti.

La mostra valorizza il patrimonio dei Civici Musei e della Biblioteca Civica “V. Joppi”, mettendo in esposizione circa 250 fotografie, in larga parte provenienti dalle collezioni civiche, insieme a incisioni, documenti storici e materiali scientifici. Il percorso racconta così l’evoluzione della fotografia e della sismologia attraverso opere e testimonianze che spaziano dalle prime calotipie di Augusto Agricola alle vedute di Giuseppe Malignani, dagli studi scientifici di Robert Mallet e Giuseppe Mercalli fino alla campagna fotografica realizzata da Wilhelm Helfer, concessa in prestito dalla Biblioteca Nazionale Universitaria di Lubiana. Una sezione specifica è inoltre dedicata al terremoto della Carnia del 1928, documentato attraverso le analisi di Michele Gortani e i reportage fotografici di Attilio Brisighelli e Carlo Pignat, restituendo l’evoluzione dello sguardo scientifico e fotografico sui terremoti tra Ottocento e Novecento.

Accanto ai materiali d’archivio trovano spazio i progetti inediti, realizzati tra il 2025 e il 2026 dai quattro fotografi contemporanei, tutti appartenenti a una generazione che non ha vissuto direttamente il terremoto del Friuli. Olivo Barbieri riflette sulla ricostruzione e sulla reinvenzione urbana di Lubiana; Marina Caneve indaga la rete scientifica internazionale nata anche grazie all’esperienza del terremoto friulano e i luoghi in cui il fenomeno sismico continua a essere studiato; Davide Degano, attraverso una residenza realizzata al CRAF, racconta le nuove generazioni e la mobilità sociale del Friuli contemporaneo; Giulia Iacolutti, anche lei coinvolta in una residenza al CRAF, affronta invece il tema della memoria e del post-trauma, costruendo una ricerca intima a partire dagli archivi storici.

Il dialogo tra fotografia e ricerca scientifica prosegue anche grazie alle due postazioni di approfondimento dedicate rispettivamente al Centro di Ricerche Sismologiche dell’OGS, che proprio a Udine coordina una rete di 43 stazioni di monitoraggio sismico, e al portale CFTIvisual dell’INGV, l’Atlante delle fonti visive dei terremoti italiani.

“Terremoti e Trasformazioni” si inserisce nel programma di iniziative promosso dalla Regione Friuli Venezia Giulia per il cinquantesimo anniversario del sisma del 1976 ed è realizzata con il contributo della Fondazione Friuli, il sostegno di BCC Banca di Udine e il patrocinio dell’Associazione Comuni Terremotati e Sindaci della Ricostruzione del Friuli, della Camera di Commercio Pordenone-Udine, di Confindustria Udine, di Ente Friuli nel Mondo e dell’Università degli Studi di Udine.

La mostra sarà aperta al pubblico dal 17 luglio al 18 ottobre 2026, dal martedì alla domenica, dalle 10 alle 18 (ultimo ingresso alle 17.30), negli spazi del Castello di Udine.

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