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Giorno della Memoria a Staranzano: nove pietre d’inciampo dedicate a militari, donne, partigiani e semplici cittadini

By Maira Trevisan
13 Gennaio 2026
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Le Pietre d’Inciampo (Stolpersteine) sono ormai diffuse in tantissimi luoghi e nascono perché mai si scordino le storie delle vittime del nazifascismo: sono piccole targhe in ottone, incastonate nel pavimento, che riportano i nomi di coloro che hanno perso la vita a causa dell’orrore della dittatura nazifascista. Vengono posate davanti alle case delle abitazioni dei cittadini deportati e uccisi perché chiunque possa vederle e non dimenticare.

Nel caso di Staranzano le Pietre che verranno incastonate sono nove e riportano alla luce le storie di otto uomini e una donna, tra partigiani, militari, artigiani, contadini, semplici cittadini che sono stati deportati, hanno subito feroci sofferenze e trovato la morte in diversi contesti e momenti a causa delle barbarie naziste.

Delle nove Pietre, sei verranno posate di fronte alle case delle vittime e tre, simbolicamente, davanti all’ingresso del Municipio di Staranzano.

La posa delle Pietre avverrà proprio il 27 gennaio, Giornata della Memoria, a partire dalle 8.30 del mattino alla presenza dei parenti delle vittime: a ogni indirizzo i ragazzi delle scuole Secondarie di Primo Grado dell’IC Dante Alighieri e dell’ISIS BEM Brignoli Einaudi Marconi di Staranzano renderanno omaggio a ciascun dedicatario delle Pietre.

Il percorso, a cui è invitata tutta la cittadinanza, segue questo iter: alle ore 8.30 in Via Vittorio Veneto 30 (Dobbia) verrà posata la pietra che porta il nome di Giuseppe Tomaduz; alle 9.15 in Via Antonio De Curtis 1 la pietra sarà per Attilio Casarsa; alle 9.45, in Via San Giorgio 80 (Bistrigna) per Giuseppe Zorzin; alle 10.30 il ritrovo sarà in Via Armando Diaz 2 (Villaraspa) per posare la pietra dedicata a Ferdinando Pagani; alle 11.15 in Via Martiri della Libertà 36 per Eradio Zimolo e alle 11.50 in Via Fabio Filzi 10 la pietra porterà il nome di Narciso Pacor. L’ultima “stazione” del percorso è attesa intorno alle 12.20 al Municipio di Staranzano: dopo la posa delle ultime tre pietre d’inciampo – dedicate a Giovanni Benes, Rosa Simoni, Alfonso Olivo – davanti all’ingresso degli uffici comunali in Piazza Dante Alighieri 26, ci si sposterà all’interno del Municipio, dove il Coro Edi Forza e il Coro dell’ISIS BEM intoneranno alcuni canti in ricordo delle vittime.

Ad anticipare il percorso della posa sarà l’inaugurazione ufficiale della mostra, sabato 24 gennaio, alle ore 11, nella Sala Delbianco: “Qui abitava… Dai nomi alle storie di vita” – questo il titolo dell’esposizione – che restituisce attraverso dei pannelli, composti di parole e immagini, le storie dei nove cittadini ricordati dalle Pietre d’Inciampo. In una teca si troveranno anche le stesse Pietre, pronte per essere incastonate.

L’incontro sarà l’occasione anche per i saluti delle Autorità (oltre al Sindaco, Marco Fragiacomo e l’Assessora alla Cultura, Giuseppina Gambin anche numerose altre Istituzioni) e per un’introduzione alla ricerca storica, condotta con perizia scientifica, per oltre un anno, dalla storica, prof.ssa Chiara Fragiacomo.

Saranno presenti anche tutti i collaboratori che rendono possibili le giornate di celebrazione e che da sempre sono al fianco del Comune di Staranzano: l’ANED Associazione Nazionale Ex Deportati nei Campi Nazisti; l’ANPI Associazione Nazionale Partigiani d’Italia; il Comitato 2 Giugno; l’Associazione Culturale Apertamente; i rappresentanti dell’ISIS BEM Brignoli Einaudi Marconi e dell’Istituto Comprensivo Dante Alighieri. A corredo dell’incontro alcuni interventi musicali di Piero Politti (violoncello) e Dimitri Candoni (pianoforte).

La ricostruzione delle storie delle 9 figure staranzanesi – così diverse tra loro – ricordate nella mostra e nelle Pietre, ha portato alla luce contesti, situazioni, particolari geopolitici dell’epoca ancora mai analizzati: aspetti che la recente storiografia sta scoprendo in questi anni, dando una visione più completa a quanto accaduto. Nelle ricerche condotte dalla prof.ssa Fragiacomo ci sono numeri, documenti (anagrafici, sanitari, amministrativi, militari), dettagli sugli spostamenti, sui rastrellamenti, sugli assetti e sulle strategie degli eserciti di Fanteria e di Marina, sulla gestione dei campi di lavoro, di concentramento e di sterminio. Si analizzano le terribili ricadute politiche e civili dell’8 settembre e si toccano con mano – sempre attraverso documenti rigorosamente verificati – anche testimonianze e pensieri delle persone coinvolte: cittadini, lavoratori, giovani arruolati, militari di carriera, intere famiglie.

La decisione di realizzare le Pietre d’Inciampo nel nostro Comune nasce dalla consapevolezza che la memoria riguarda le vite, le famiglie, i luoghi in cui abitiamo. – Spiega l’Assessora alla Cultura Giuseppina Gambin.

Le Pietre d’inciampo non sono monumenti tradizionali: non si ergono, non celebrano, non impongono. Sono inserite nel tessuto urbano, davanti alle case in cui vissero uomini e donne deportati, perseguitati dal nazifascismo. Proprio per questo “inciampano” il nostro sguardo e la nostra coscienza. Ci costringono a fermarci, a leggere un nome, una data, una storia. A riconoscere che l’orrore non è accaduto altrove, ma qui, nei nostri luoghi.

Per il nostro Comune, questo progetto ha anche un valore di ricerca storica e civile.

Attraverso le pietre d’inciampo è possibile ricostruire frammenti fondamentali della storia economico-sociale delle nostre terre: i lavori svolti, le relazioni familiari, le migrazioni, i percorsi di integrazione, il ruolo di queste persone nella vita quotidiana del paese.

A rendere questo progetto ancora più significativo è la partecipazione delle scuole, che affiancano l’Amministrazione e le associazioni in un lavoro paziente di ricerca e di studio. Le ragazze e i ragazzi sono stati coinvolti nel confronto con le fonti storiche ai fini della conoscenza delle singole biografie nel contesto storico-culturale. In questo modo la memoria diventa un’esperienza concreta: l’incontro con vite reali, spesso legate ai luoghi che loro stessi attraversano ogni giorno.

Le Pietre d’Inciampo riportano la storia nel presente e nello spazio della vita quotidiana, trasformano la cittadina in un luogo di apprendimento diffuso, in cui il sapere storico si intreccia con la responsabilità civica.

Realizzare le pietre d’inciampo nel nostro Comune significa assumere una responsabilità profonda: fare della memoria un bene comune, condiviso, quotidiano.

Una comunità che coinvolge i suoi giovani nel lavoro della memoria è una comunità che non delega il ricordo alle cerimonie, ma lo trasforma in consapevolezza civile, per una cittadinanza vigile, corresponsabile e solidale.

Così la prof.ssa Chiara Fragiacomo, storica che ha curato la ricerca: Le nove pietre d’inciampo di Staranzano rivestono un grande interesse dal punto di vista storico, poiché offrono una mappa articolata della persecuzione nazifascista. Per molti anni, raccontare la deportazione durante la Seconda guerra mondiale ha significato narrare un unico, immenso orrore, percepito come un’esperienza collettiva e indistinta, in cui gli individui apparivano ridotti a semplici “assenti”. Nel tempo, la ricerca storica ha scavato più a fondo grazie all’apertura di nuovi archivi e a nuovi strumenti di analisi.

Il sistema concentrazionario nazista si rivelò così un ingranaggio complesso, costruito per colpire gruppi diversi con finalità diverse; non tutte le deportazioni sono uguali. La scomposizione della memoria collettiva che le pietre d’inciampo invocano con l’attenzione posta al nome, al luogo, alla vita precedente della persona, alla tipologia di deportazione, riflette lo sguardo più intimo dello storico attuale, che ora è più sensibile alle storie individuali, alle differenze di genere, di età, di provenienza geografica, di ruolo svolto nella guerra.

Si è compreso finalmente che l’esperienza della deportazione cambia da campo a campo, da anno ad anno, e persino da prigioniero a prigioniero, come ad esempio cambia la storia dei militari internati e quella dei deportati politici, vicini e dentro lo stesso universo di persecuzione, di fame, di morte, tuttavia realtà diverse. In questa direzione si affina sempre di più la conoscenza del sistema di potere dei regimi totalitari ma anche quella delle vittime dei campi di detenzione.

La ricerca storica oggi è possibile grazie anche al grande lavoro svolto dal Centro di documentazione di Arolsen, in Germania, il più grande archivio al mondo sulla deportazione nazista. Esso conserva circa trenta milioni di documenti relativi ai campi di concentramento, al lavoro forzato e alle diverse tipologie di schedature dei deportati. Dal 2007 l’archivio è accessibile ai ricercatori di tutto il mondo, anche grazie a un imponente processo di digitalizzazione. Nella mostra che accompagna l’installazione delle pietre sono esposti alcuni di questi documenti, esempi dell’alto grado di burocratizzazione del regime in contrasto con le disumane condizioni di vita dei prigionieri.

Questo modo di entrare nella complessità delle vicende individuali e collettive della ricerca contemporanea procede in senso opposto rispetto alla logica della disumanizzazione, della violenza e della sopraffazione rappresentata dai regimi totalitari: esso ci conduce infatti in prossimità dell’Altro, ne permette il riconoscimento e rende possibile comprenderlo nella sua irriducibile dimensione esistenziale, sottraendolo alla cosificazione simboleggiata dal numero classificatorio imposto nei campi di detenzione. Un’occasione di storia ma anche una lezione di etica.

Le celebrazioni della Giornata della Memoria, a Staranzano, iniziano già da venerdì 23 gennaio, alle ore 18, alla Sala San Pio X con un appuntamento che ormai da dodici anni viene proposto dall’Associazione Culturale Apertamente, in collaborazione con il Comune di Staranzano e la Fondazione Roberto Visintin e con il supporto della BCC Venezia Giulia. “Ricordare la Shoah in Italia e in Europa” è il titolo dell’incontro che unisce conferenze, musica e letture sceniche.

Come ricorda un messaggio della Senatrice Segre – spiega Paolo Polli, Presidente dell’Associazione Apertamente – in uno dei suoi messaggi inviati per l’occasione: “Coltivare la Memoria è ancora oggi un vaccino prezioso contro l’indifferenza e ci aiuta, in un mondo così pieno di ingiustizie e di sofferenze, a ricordare che ciascuno di noi ha una coscienza e la può usare”. Una Giornata che non serve solamente a commemorare quei milioni di persone uccise crudelmente e senza nessuna pietà ormai quasi 80 anni fa dalla follia nazifascista, ma anche a ricordare che ogni giorno esistono tante piccole discriminazioni verso chi ci sembra diverso da noi. Spesso noi stessi ne siamo gli autori, senza rendercene conto.

La Giornata della Memoria ci ricorda che verso queste discriminazioni non alziamo abbastanza la voce e che spesso, per comodità e opportunismo, ci nascondiamo in quella che gli storici chiamano la zona grigia dell’indifferenza. Per evitare che una tragedia come quella dell’Olocausto si ripeta occorre ricordare e soprattutto capire.

E dobbiamo farlo ancora di più in questo periodo devastato da guerre molto vicine, come in Ucraina e nella martoriata Palestina, evitando l’erronea e strumentale equiparazione tra l’ebraismo e il governo di Israele, e per tenere la barra dritta in favore del dialogo, della pace e della convivenza tra i popoli.

A tenere la relazione centrale dell’incontro sarà Tullia Catalan Professoressa Associata di Storia Contemporanea presso il Dipartimento di Studi Umanistici dell’Università di Trieste, dove insegna Storia Contemporanea, Public History e Storia dell’Ebraismo. Ha studiato i rapporti fra il mondo ebraico e la società non ebraica fra Ottocento e Novecento in Italia e in Europa. Di recente si è occupata di razzismi sul lungo periodo, prendendo in esame i temi dell’antisemitismo e dell’antislavismo. È nella direzione delle riviste: “Quest: Issues in Contemporary Jewish History” e “Memoria e Ricerca”.

L’incontro, introdotto da Giorgia Polli di Apertamente, sarà arricchito dalle letture sceniche degli attori Valentina Verzegnassi ed Enrico Cavallaro e concluso come da tradizione dal Coro femminile Audite Nova diretto da Gianna Visintin, al pianoforte Cristian Cosolo, al violino Simone Valente.

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