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ESSERE PADRE IN CARCERE, I DETENUTI SI RACCONTANO IN UNA LETTERA ALLA FIGLIA

By Maira Trevisan
19 Agosto 2025
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Dare spazio ai sentimenti, curare i legami, costruire un nuovo modo di essere genitori anche all’interno del carcere. È l’obiettivo del percorso promosso dall’associazione Icaro Volontariato Giustizia ODV nella casa circondariale di Udine, con il sostegno del Comune. Un progetto che tra il 2024 e il 2025 ha messo al centro la genitorialità in carcere e, grazie anche ai risultati ottenuti, ha spinto l’amministrazione comunale a rafforzare e strutturare in modo stabile la collaborazione tra il municipio e l’associazione di volontariato a partire dal 2026.

 

Ma partiamo dal principio. Il Comune da tempo finanzia alcuni progetti che vedono gli operatori specializzati e i volontari di Icaro relazionarsi con i genitori del carcere. In primis durante gli incontri domenicali con le famiglie, grazie agli interventi realizzati anche con il supporto della ludoteca comunale, pronta a mettere a disposizione materiali e idee.

 

Da ottobre invece  è stato avviato il progetto che ha visto l’intervento dello psicologo professionista Francesco Milanese, impegnato con diversi padri in un percorso di sostegno e emancipazione nel poter vivere in maniera più normale la propria genitorialità, pur trovandosi in carcere. Un lavoro di introspezione e crescita sicuramente impegnativo, al quale hanno partecipato complessivamente una ventina di uomini, tutti in carcere per reati non connessi alla sfera famigliare, durante incontri settimanali della durata di due ore nel periodo da ottobre fino a luglio.

 

“I progetti che negli ultimi mesi sono stati portati avanti all’interno del carcere grazie all’Associazione Icaro sono progetti di valore”, dichiara l’assessore all’equità sociale Stefano Gasparin. “Per questo l’Amministrazione comunale intende trasformare, dal 2026, il proprio contributo economico in una vera e propria convenzione con l’associazione, così da rendere più stabile e istituzionale questa collaborazione. Vogliamo mettere nero su bianco l’impegno del Comune di Udine nel promuovere e tutelare la genitorialità in carcere, contribuendo a un carcere più umano e a un reinserimento che parta da relazioni familiari sane e consapevoli. L’essere genitori è una delle motivazioni più potenti per una crescita personale finalizzata al ritorno ad una vita normale. In questo – conclude l’Assessore – il dialogo e il lavoro con il Garante Andrea Sandra e con la direttrice della Casa circondariale di Udine Tiziana Paolini sono ottimi e assolutamente proficui”.

 

Dell’attività di Icaro e dei rapporti tra il Comune di Udine, la casa circondariale e l’associazione si è parlato nel corso di un tavolo di confronto che ha visto protagonisti l’Assessore all’equità sociale e alla salute Stefano Gasparin, la direttrice della casa circondariale Tiziana Paolini, il garante dei diritti delle persone private della libertà personale Andrea Sandra, la presidente di Icaro Roberta Casco, accompagnata dallo psicologo Francesco Milanese.

 

La lettera ai figli

Il risultato più significativo del percorso pilota sviluppato in quest’ultimo anno scolastico sulla genitorialità è stata la scrittura di una lettera collettiva da parte dei padri detenuti, rivolta alla propria figlia, nel giorno del suo compleanno. Il testo è la testimonianza finale frutto degli incontri settimanali del gruppo ed è stato composto mettendo insieme pensieri e frasi scritte individualmente. Dalle parole emergono sentimenti molto concreti: la fatica di spiegare ai figli dove si è e perché, la distanza vissuta ogni giorno, il desiderio di ricostruire un rapporto. Alcuni padri raccontano che i figli più piccoli li conoscono solo attraverso una videochiamata, altri riconoscono che “diventare padre è facile, ma essere padre è più difficile”, soprattutto se non si è avuto un buon esempio. C’è chi ammette di “non aver detto la verità” ai figli e chi si interroga su come recuperare il tempo perso. Scrivere la lettera ha permesso a molti di loro di iniziare a riflettere sul proprio ruolo, sulle responsabilità e su come poter essere presenti, anche dentro al carcere, nella vita dei figli.

 

Il gruppo di padri ha discusso, si è messo in gioco, e ha trovato la forza di raccontare ai figli la propria condizione detentiva – una verità spesso nascosta dietro bugie pietose, ma che ha lasciato spazio a un riconoscimento e soprattutto alla possibilità di darsi un nuovo ruolo, in un legame più autentico per cercare di essere dei genitori che dimostrano di volersi riscattare dai propri sbagli e ricostruire una vita di rapporti sani. Il progetto, partito come sperimentazione, si è rivelato uno spazio prezioso di consapevolezza e cura, e sarà riproposto anche in futuro. I partecipanti al gruppo hanno poi letto pubblicamente la lettera, in un momento emozionante e prezioso per loro e per gli altri carcerati. La lettera ha avuto l’autorizzazione del Ministero per essere quindi pubblicata anche sulla stampa e viene allegata a questo comunicato.

 

Oltre a questo Icaro nel 2024 si è occupata di oltre 743 colloqui individuali, 50 incontri di scrittura creativa, 40 appuntamenti con l’autore, 50 incontri del “Banco Libero”, 12 domeniche in famiglia e decine di corsi e laboratori: sono i numeri dell’impegno di ICARO Volontariato Giustizia ODV nella Casa circondariale di Udine. L’associazione, attiva da trent’anni, opera in stretta collaborazione con l’amministrazione penitenziaria, l’Ufficio del Garante e il Comune di Udine, costruendo ponti tra carcere e società civile.

 

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