{"id":14937,"date":"2026-09-12T13:54:55","date_gmt":"2026-09-12T11:54:55","guid":{"rendered":"https:\/\/friulitv24.it\/?p=14937"},"modified":"2026-09-12T13:54:55","modified_gmt":"2026-09-12T11:54:55","slug":"i-gabbiani-non-vivono-tra-i-monti-il-primo-evento-che-ha-riportato-a-grado-le-comunita-del-terremoto-del-1976-50-anni-dopo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/friulitv24.it\/?p=14937","title":{"rendered":"\u00abI gabbiani non vivono tra i monti\u00bb: il primo evento che ha riportato a Grado le comunit\u00e0 del terremoto del 1976, 50 anni dopo"},"content":{"rendered":"<p><strong>PROLOGO \u2014 6 MAGGIO 1976<\/strong><\/p>\n<p>Le comunit\u00e0 accolte a Grado nel 1976 sono tornate, cinquant&#8217;anni dopo, a incontrare la comunit\u00e0 gradese nella \u201cmemoria di un abbraccio\u201d, una vera e propria premi\u00e9re istituzionale della rassegna \u201cI gabbiani non vivono tra i monti: l\u2019urgenza di partire, il desiderio di tornare\u201d che abbraccia il calendario fino a dicembre. Nella sala del Consiglio comunale sono risuonate, la sera del venerd\u00ec 11 settembre, le voci, dirette e indirette, del terremoto, di chi, allora, era presente. Cala il buio. Sullo schermo un brevissimo estratto della registrazione della sera del 6 maggio 1976: musica, poi la scossa, poi il silenzio. Alcune immagini dei paesi colpiti hanno accompagnato quel momento sospeso prima che 6 mila 500 sfollati trovassero una straordinaria accoglienza e un\u2019altrettanta incredibile solidariet\u00e0 nell\u2019isola. A Grado si sono ritrovate le delegazioni di alcune comunit\u00e0 accolte nell\u2019autunno \u201976. L\u2019evento, trasmesso in diretta sul canale YouTube dell\u2019amministrazione, resta visibile sul sito istituzionale dove si trovano tutti gli appuntamenti della rassegna.<\/p>\n<p>Le parole del sindaco di Grado\u00a0<strong>Giuseppe Corbatto<\/strong>\u00a0hanno rievocato quella sera del 6 maggio 1976 quando il \u201cterremoto colp\u00ec il Friuli, provocando quasi mille vittime, distruggendo paesi, case, luoghi di lavoro e cambiando per sempre la vita di migliaia di persone\u201d. Il primo pensiero \u00e8 stato rivolto \u00aballe vittime, alle loro famiglie e a tutti coloro che, fin dalle prime ore, si mobilitarono per portare soccorso e assistenza alle popolazioni colpite\u00bb. E proprio a quelle prime ore concitate ha riportato il pubblico il giornalista\u00a0<strong>Antonio Boemo<\/strong>, nel 1976 coordinatore regionale del Corpo Emergenza Radioamatori del Friuli Venezia Giulia. Con una sua fotografia d&#8217;epoca proiettata, Boemo ha raccontato che cosa accadde attraverso le radio nelle ore immediatamente successive alla scossa, quando le comunicazioni erano l&#8217;unico filo che teneva insieme i paesi isolati e feriti: \u201cAllora non c\u2019era la Protezione Civile e l\u2019unico gruppo organizzato per le emergenza era quello dei radioamatori: 300 radioamatori da tutt\u2019Italia si mobilitarono per installare le apparecchiature e raggiungere i comuni pi\u00f9 isolati oltre a trasmettere, al posto degli uffici postali la cui attivit\u00e0 era ferma, circa 1500 telegrammi in tutto il mondo\u201d.<\/p>\n<p><strong>PARTIRE: SETTEMBRE 1976<\/strong>\u00a0\u2013\u00a0L&#8217;estate stava finendo. Migliaia di persone vivevano ancora nelle tende e nelle sistemazioni provvisorie. Poi, in settembre, la terra torn\u00f2 a tremare violentemente. L&#8217;inverno si avvicinava e per molte comunit\u00e0 arriv\u00f2 il momento di una decisione dolorosa: partire. Su questa scelta si \u00e8 concentrato il racconto di\u00a0<strong>Igino Piutti<\/strong>, sindaco di Tolmezzo nel 1976: interpellato su che cosa significasse, per un sindaco, assumersi la responsabilit\u00e0 di accompagnare la propria comunit\u00e0 attraverso lo sfollamento, Piutti ha ripercorso quei giorni vissuti &#8220;da sindaco&#8221;, rievocando le angosce di chi non aveva altra opzione che partire: in quella tragedia per\u00f2 si era creata la solidariet\u00e0 anche fra la politica al punto che non c\u2019era pi\u00f9 distinzione fra maggioranza e opposizione. Al suo fianco, per l&#8217;amministrazione di oggi, il consigliere delegato alla Protezione civile\u00a0<strong>Leonardo Rinoldo<\/strong>. I sindaci erano gli avamposti e i collettori di attese e di paure:\u00a0<strong>Giancarlo Cruder<\/strong>, amministratore di Tarcento nel 1976 e in seguito sindaco della citt\u00e0, \u00e8 tornato al momento in cui, con l&#8217;inverno alle porte, tante famiglie tarcentine dovettero lasciare le case: ha sottolineato come ogni comunit\u00e0 abbia gestito diversamente l\u2019emergenza, evidenziando la lungimiranza di scelte politiche e amministrative prese sul territorio. A portare il saluto della Tarcento di oggi il vicesindaco\u00a0<strong>Luca Toso<\/strong>. Altri luoghi, stesse ferite, fisiche e psicologiche. Per Pontebba il vicesindaco\u00a0<strong>Rudy Gitschthaler<\/strong>\u00a0ha spiegato che cosa significhi, cinquant&#8217;anni dopo, ritrovarsi a Grado sia come evento storico di rilievo sia come attestazione di vicinanza e collaborazione interistituzionale.<\/p>\n<p><strong>ARRIVARE: LA VOCE DEI BAMBINI<\/strong>\u00a0\u2013 Dopo il racconto di chi ebbe la responsabilit\u00e0 di accompagnare le proprie comunit\u00e0, la serata, condotta da Leonardo Tognon, ha cambiato punto di vista concentrandosi sulla voce di chi part\u00ec, come accadde ad\u00a0<strong>Anna Micelli<\/strong>, oggi sindaca di Resia. Nell&#8217;autunno del 1976 Micelli era una bambina, approdata a Grado come sfollata: nel suo intervento ha ripercorso quella partenza e quell&#8217;arrivo, restituendo alla platea le implicazioni emotive provate da una bambina che improvvisamente \u00e8 costretta a vivere lontano dal proprio paese, in una citt\u00e0 di mare. A portare i saluti anche l\u2019assessore alla cultura di Cividale, Angela Zappulla.<\/p>\n<p><strong>ACCOGLIERE: GRADO SI ORGANIZZA<\/strong>\u00a0\u2013\u00a0La testimonianza dell&#8217;allora sindaco\u00a0<strong>Giovanni Vio<\/strong>\u00a0ha attraversato i momenti della nuova scossa del 15 settembre, ore 11.21, IX grado della scala Mercalli, la riunione convocata in Comune tre ore e mezza dopo per verificare la disponibilit\u00e0 ricettiva della citt\u00e0, e la dimensione di un&#8217;accoglienza costruita nonostante \u201cmancasse qualsiasi organismo di protezione civile, giorno dopo giorno, inventando soluzioni a problemi mai affrontati prima\u201d. Nell\u2019arco di un mese la citt\u00e0, che contava 8 mila abitanti, aveva quasi raddoppiato i propri abitanti, con 64 comunit\u00e0 friulane presenti a Grado al 31 ottobre 1976, per 1.854 nuclei familiari e 6.480 persone. Grado ha aperto le porte e il cuore agli sfollati, inclusa la continuit\u00e0 educativa: la scuola venne aperta a tutti il 5 ottobre, grazie al contributo degli insegnanti e al personale del Comune di Grado.<\/p>\n<p>Accogliere in pochissimo tempo migliaia di persone \u00e8 stata una sfida: questo il revival di\u00a0<strong>Mario Toso<\/strong>, all&#8217;epoca vice segretario comunale, che ha ripercorso il lavoro dell&#8217;ECA, l&#8217;Ente Comunale di Assistenza, un piccolo organico (due impiegati, sette suore e qualche ausiliario per gestire la casa di riposo) che rinunci\u00f2 ai riposi festivi accumulando ben 1.663 ore di lavoro straordinario, oltre 13mila pasti preparati in poche settimane nella cucina della Casa di Riposo, quasi 6 mila capi di vestiario distribuiti, sussidi erogati a oltre 1.280 persone. Ed ecco i volti dietro i numeri: i giovani della Fides Intrepida, gli scout di Monfalcone, i volontari del gruppo giovanile di Aquileia, e le famiglie che ogni mattina tornavano nei paesi terremotati a scavare tra le macerie per poi rientrare, la sera, nell\u2019isola. Oltre alla mensa dell\u2019ECA, anche la Brigata Cavalleria Vittorio Veneto ha fornito ben 21 mila pasti. I sussidi alle famiglie bisognose ammontano a oltre 13 milioni di vecchie lire.<\/p>\n<p>Il capitolo-accoglienza \u00e8 stato chiuso dalla presentazione del Bollettino municipale del 1976, la fonte documentale contemporanea che il Comune ha scelto di riprodurre integralmente in copia anastatica \u2013comprese le difficolt\u00e0 e le tensioni di quei mesi, \u00abperch\u00e9 anche queste appartengono alla storia\u00bb \u2013 poi consegnata a tutti gli ospiti al termine della serata.<\/p>\n<p><strong>RICOMINCIARE: LA SCUOLA\u00a0\u2013\u00a0<\/strong>Accogliere non signific\u00f2 soltanto trovare un tetto e garantire assistenza: signific\u00f2 anche provare a ricostruire una quotidianit\u00e0 fondata sul caposaldo dell\u2019istruzione e dell\u2019educazione.\u00a0<strong>Bruno Mongiat<\/strong>,\u00a0<strong>Giuseppe Craighero<\/strong>\u00a0ed\u00a0<strong>Enore Ghirardo<\/strong>\u00a0hanno raccontato come nacque la scuola per i bambini sfollati. Mongiat \u2013 direttore didattico dell\u2019epoca, consulente che impost\u00f2 le linee guida educative, insegnante arrivato a Grado con la moglie e la figlia Anna di sei anni \u2013 ha spiegato il suo impegno per contribuire all&#8217;organizzazione della scuola con quasi 450 allievi alle elementari e 36 insegnanti a cui se ne sarebbero aggiunti altri. Craighero ha illustrato il lato didattico e pedagogico di quell&#8217;impresa, ovvero fare scuola in emergenza: il lavoro con insegnanti che non si conoscevano e bambini che avevano alle spalle l&#8217;esperienza traumatica del terremoto e dello sfollamento. E\u2019 stato letto l\u2019intervento di\u00a0<strong>Laura Matelda Puppini<\/strong>\u00a0che ha portato la memoria del padre Geremia Puppini, ispettore didattico, con le testimonianze di chi quella scuola, simbolo di rinascita, l&#8217;aveva vissuta in prima persona.<\/p>\n<p><strong>TORNARE: \u00abI GABBIANI NON VIVONO TRA I MONTI\u00bb<\/strong>\u00a0\u2013 \u00c8 stato ripercorrendo gli elenchi delle scuole di allora \u2013 dove, con il passare dei mesi, accanto ai nomi dei bambini cominci\u00f2 a comparire la parola \u00abrientrato\u00bb \u2013 che la serata, come in un cerchio perfetto, \u00e8 ritornata al suo titolo. La proiezione della pagina del Bollettino ha riprodotto l&#8217;articolo del\u00a0<em>Gazzettino<\/em>\u00a0del 30 ottobre 1976: la frase \u201cI gabbiani non vivono tra i monti\u201d, diventata leitmotiv della rassegna, venne attribuita ad un bambino di 6 anni. Il Comune ha cercato a lungo, attraverso giornali, social e testimonianze, di risalire alla sua identit\u00e0, senza riuscirci. Ed \u00e8 a questo punto che si \u00e8 vissuto un momento coinvolgente: la bambina di allora, Anna Micelli, \u00e8 stata richiamata sul palco. Il sindaco Corbatto le ha consegnato un mazzo di fiori: un gesto pensato non solo per la bambina che fu, ma, attraverso di lei, esteso a tutti i bambini che vissero quei mesi lontano dalle proprie case, incluso il bambino di 6 anni mai trovato.\u00a0<em>\u00abQuesta sera \u2013 ha concluso Corbatto \u2013 abbiamo avuto la fortuna di avere qui molte delle persone che quella storia hanno potuto raccontarla e possono ancora trasmetterla. A noi spetta soprattutto il compito di ascoltare. E di fare in modo che quelle voci non vadano perdute ma rappresentino un patrimonio storico, umano e solidale che funga da ispirazione perenne\u00bb.<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>PROLOGO \u2014 6 MAGGIO 1976 Le comunit\u00e0 accolte a Grado nel 1976 sono tornate, cinquant&#8217;anni dopo, a incontrare la comunit\u00e0 gradese nella \u201cmemoria di un abbraccio\u201d, una vera e propria premi\u00e9re istituzionale della rassegna \u201cI gabbiani non vivono tra i monti: l\u2019urgenza di partire, il desiderio di tornare\u201d che abbraccia il calendario fino a dicembre. Nella sala del Consiglio comunale sono risuonate, la sera del venerd\u00ec 11 settembre, le voci, dirette e indirette, del terremoto, di chi, allora, era presente. Cala il buio. 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